Esistenza
mario calivà
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dirupi scoscesi
hanno saggiato
l'acutezza del mio corso
che abile e impavido
ha saputo mutare
da fiume a cascata
improvvisandosi fugace acrobata
la cui ombra scivola
tramutata da ciò
che il caso ha voluto
che essa diventasse
e se non fosse dirupo
ma darsena
allora
- il mio corso -
un lago avrebbe formato
e da li sarei partito
segnando un solco
lungo la via ripida
della mia esistenza
- che sempre i dirupi Ha come meta estrema-
affinché tutto
possa confluire
e scivolare verso esso
perché nulla vada perduto
perché io possa ritornarvi indietro
e possa inzupparmi
trovandovi conforto
o dirupo o darsena
tu, senza malinconia
ritorna al crepuscolo
ai piedi della balza
o alla riva del lago
che io ti possa dare
il capo di questa matassa
portalo lontano
oltre questa valle frantumata
sopra i lamenti
di cui è foriera
e lascia che da solo
io trovi l'altro
ma scuotilo al mio pensiero
finché io ti possa trovare
all'ombra dei grandi edifici
alimentare il congegno del caso
incontrollabile e meschino.
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mario calivà
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