La ballata del precario
Giovanni Facchetti
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Sono un giovane precario
la mia vita è già un calvario,
da sei anni laureato,
ogni sei mesi licenziato.
A sentir i politicanti
ne parlan bene tutti quanti
ma per me la legge Biagi
ci ha solo reso più randagi,
con rispetto per chi è morto
che si sa, non ha mai torto.
Or che mi vorrei sposare
sto pensando come fare,
lavorassi io alla NASA
mi potrei comprare casa
ma con quello che guadagno
non mi compro manco il bagno.
Chiedo un mutuo alla mia banca
la fiducia non mi manca
e lo faccio trentennale
oggigiorno è assai normale.
Son guardato dall'alto in basso
e ci resto un po' di sasso
" Lei non ha un lavoro stabile
e per noi non è affidabile.
Noi non siamo opera pia"
mesto son cacciato via.
Al momento niente drammi
se non posso far programmi,
conta solo per adesso
continuare a fare sesso
con la mia dolce compagna
che è paziente e mai si lagna,
solo devo stare attento
a non far concepimento,
nasce un figlio, papà precario,
lui si impicca al lampadario.
Forse ho fatto un grande errore
a studiare da dottore,
se rinasco faccio il prete
per non morir di fame e sete
e di certo al mio domani
penseranno i parrocchiani,
or se guardo al mio futuro
spacco il cranio contro il muro.
A saper gestire l'amarezza
si tien lontana ogni tristezza
ed armato di coraggio
io ripenso a un detto saggio:
anche se la vita è dura
tieni la coscienza pura
sii corretto e sii sincero
che il doman sarà leggero.
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L'autore
Giovanni Facchetti
Commenti (1)
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Pino Penny23 febbraio 2011
non sono da invidiare i giovani d'oggi... hanno il destini descritto in questi splendidi versi.(io la poesia l'avrei messa in "ribellione")la ribellione dei giovani precari ed aggiungo dei molti giovani disoccupati cronici... Plauso all'autore.

