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Satira 22 febbraio 2011 · lettura 2 min · 1386 letture

La ballata del precario

Giovanni Facchetti 127 poesie pubblicate
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Sono un giovane precario la mia vita è già un calvario, da sei anni laureato, ogni sei mesi licenziato. A sentir i politicanti ne parlan bene tutti quanti ma per me la legge Biagi ci ha solo reso più randagi, con rispetto per chi è morto che si sa, non ha mai torto. Or che mi vorrei sposare sto pensando come fare, lavorassi io alla NASA mi potrei comprare casa ma con quello che guadagno non mi compro manco il bagno. Chiedo un mutuo alla mia banca la fiducia non mi manca e lo faccio trentennale oggigiorno è assai normale. Son guardato dall'alto in basso e ci resto un po' di sasso " Lei non ha un lavoro stabile e per noi non è affidabile. Noi non siamo opera pia" mesto son cacciato via. Al momento niente drammi se non posso far programmi, conta solo per adesso continuare a fare sesso con la mia dolce compagna che è paziente e mai si lagna, solo devo stare attento a non far concepimento, nasce un figlio, papà precario, lui si impicca al lampadario. Forse ho fatto un grande errore a studiare da dottore, se rinasco faccio il prete per non morir di fame e sete e di certo al mio domani penseranno i parrocchiani, or se guardo al mio futuro spacco il cranio contro il muro. A saper gestire l'amarezza si tien lontana ogni tristezza ed armato di coraggio io ripenso a un detto saggio: anche se la vita è dura tieni la coscienza pura sii corretto e sii sincero che il doman sarà leggero.
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Commenti (1)

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Pino Penny23 febbraio 2011

non sono da invidiare i giovani d'oggi... hanno il destini descritto in questi splendidi versi.(io la poesia l'avrei messa in "ribellione")la ribellione dei giovani precari ed aggiungo dei molti giovani disoccupati cronici... Plauso all'autore.