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Sociale 28 febbraio 2011 · lettura 3 min · 1693 letture

L'eterna mattina

M
Massimo Comitato 18 poesie pubblicate
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La ginestra è fiorita da poco e con i suoi petali di fuoco si spiega luminosa piano piano; dal palmo aperto della sua fredda mano, baffi di schiuma bianca in alto cielo s'alzano e sfumano in un sottil velo, che candido si perde nei giorni: tra centinaia di svolazzanti storni, dando il buonmattino agli assonnati, segna l'eterna mattina dei risvegliati. Il corpo si muove, sospesa è la mente, ogni gesto diventa quasi riflesso, il silenzio è tombale, si sente, solamente, il rimirar delle parole che a se stesso ciascuno rivolge, come una preghiera, quando la coscienza desta è ancor più vera. Lo scroscio dell'acqua è così familiare, il vento porta i segni del tuo ansimare e accompagna il tuo perenne ritardo, gettando un'ombra sul tuo sguardo; il sale dei secondi che son già divenuti, smotta il fragile terriccio dei suoi minuti e le ore s'affacciano a fior di ginestre, quando spalancate son le finestre e quel raggio di luminoso che prima era lontano, adesso è già cocente sulla tua gelida mano. E' così presto eppure è già tutto compiuto, la fronte è corrugata in mille pensieri: la sera prima o l'altra ancora, quel che hai taciuto avresti potuto dirlo per dare sfogo ai desideri che muovono il tuo piccolo mondo sommerso, quello in cui ogni uomo è perdutamente perso. L'acuto cigolio della porta ti saluta, l'aria è vapore sulla tua bocca muta, t'incammini a passo svelto per le strade, mentre lo scolo della rugiada che cade, tenge a pennellate d'acqua condensa i muri dei dintorni solitari e ti dispensa campi imbiancati da cristalli di foschia, quell'aroma che non andrà mai via; tacito ascolti il suo strepito pianto, che nel tuo animo è già schianto. Fuori dalla stazione è la solita fila, basterà aspettar pazientemente il tuo turno; un maglione spicca in fondo, verde sila, e ti rammenta quel desio di pace diuturno, ch'ad ogni persona nel fragore, almeno una volta, ha attinto la mente e sentitamente l'ha distolta. Ti senti così piccolo nell'immensità della gente, così bella quella pulzella, ed il tuo niente non è capace di figurar quello che muove dentro, sguardo della tua anima e dei tuoi sogni l'antro ghigno e pianto di un'Emozione, sbotto della tua sopita Passione, perché lo sai che mai ti capirebbe, o peggio ancora, forse di te riderebbe. La guardi dal tuo tacito e ascolti il suo silenzio e piano senti l'olezzo divenir amaro assenzio. Il gusto del salato la tua gola inghiotte, e nei tuoi occhi è calato il velo della notte; in piedi ai margini di una gelida e solitaria banchina, continui ad aspettare il treno della tua eterna mattina.
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La poesia è scritta in 4 sestine alternate a 4 strofe libere a rima baciata. Esprime, prendendo lo spunto dalla descrizione di una giornata qualunque, il dramma della società moderna, nella quale ognuno di noi è chiuso nel proprio piccolo mondo, fatto di ripetitività ordinarie, senza più sentimenti. Alla 7°strofa c'è l'incontro inatteso con la fanciulla: il contrasto tra i sentimenti ed il vuoto della razionalità assoluta. L'epilogo è tragico: non c'è dialogo, solo silenzio (il treno non sopraggiunge, i veri obiettivi sono lontani). La ginestra è il sole. I baffi di schiuma le nuvole.

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L'autore
Massimo Comitato

Nato a Napoli. Non voglio aggiungere dettagli; non mi piace parlare di me.

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