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Introspezione 6 marzo 2011 · lettura 1 min · 3871 letture

Perdere le parole

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Moreno Tonioni 262 poesie pubblicate
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Flesso sulle ginocchia in riva al greto del ruscello abulico e indolente osservo le parole che s’azzangolano nel mio cranio dopo aver abbandonato la mia assillata mente. Geloso e iracondo invidio prolifici autori scevri dall’impietosa censura che m’involge. L’anelato del mio narrare viene inficiato dall’incapacità di deliberare meritevoli metafore ravvisando nelle mie bozze indegni sproloqui scaglio al vento intonsi fogli bianchi alla guisa del vernale disperdersi di vizze foglie. Carnefice e vittima della mia criticità biasimo blasfemi altrui scritti per poi precipitare nel disprezzo verso il peculiare mio narrare come anacronistico martire. Flesso sulle ginocchia in riva al greto del ruscello osservo lo scorrere giocoso di freschi scritti abbandonando alla fiumana scarabocchiati luridi fogli alla guisa di frangibili barche di carta.
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.

A chi non è mai capitato di non sentire fluire libere le parole? Causa di questo può essere l’oggettività di un periodo pregno d’assillanti impegni o più semplicemente una generale spossatezza che induce ad una taumaturgica pausa. Ma quando senti forte il desiderio di raccontare e le parole latitano allora altrettanto forte è il dolore che involge. L’immagine allegata rappresenta una scultura di Paola Epifani, in arte Rabarama.

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L'autore
Moreno Tonioni

Sono Moreno nella vita reale e never- more (assoluta negazione) quando esprimo emozioni in parole. Nato a Bologna nel settembre del 1959, vivo nelle dolciniane valli della Valsesia. Ottimo gourmet amo la buona cucina abbinata a buoni vini. Questa mia passione culinaria è stata per un importante periodo della mia vi

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Commenti (8)

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Aldo Bilato6 marzo 2011

a chi capitasse di non sentir scorrere fluide le parole... regalerei un pennello e dei colori... perché possa imbrattar altre superfici... che non siano quelle d'un foglio bianco racchiuso in un block notes... assolutamente in disaccordo con te... si deve scrivere sempre... e anzi forse di più, quando le difficoltà della vita ci pressano... e soprattutto non bisogna assoggettarsi all'altrui consenso... anche perchè, chi sono io per giudicare, per esempio questo testo... solo un ragionamento mi percorre e lo esprimo... perciò dissento, ma non mi permetto di criticare chi scrive e la sua opera nel complesso!...cià*

Michele Tropiano6 marzo 2011

è capitato anche a me di voler scrivere e di non riuscir a trovare parole degne, allora sì, un senso di malessere, di insoddisfazione personale mi ha assalito: ma per poco. Col senno di poi, quando le parole le ho trovate, mi sono accorto che quella "pausa" ha fatto bene. Se non si trovano le parole, bisogna fermarsi, attendere che arrivino. se l'ispirazione l'hai avuta una volta, non è detto che tu ce la debba avere sempre, prima o poi arriverà. meglio aspettare in attesa di parole migliori. questa poesia l'ho apprezzata, hai scelto con cura le tue parole, se l'avessi scritta prima, probabilmente, senza le parole giuste, non sarebbe stata la stessa cosa. ps. ti piace proprio l'aggettivo "vizzo" eh? hihi

carla vercelli6 marzo 2011

E' un'introspezione sofferta che riflette con un lessico aulico e il procedere minuzioso del ragionamento sulle pause della creatività, comuni anche ai più creativi, anche se l'impulso è sicuramente sempre quello di scrivere, raccontarsi e raccontare. L'immagine della chiusa è il puro autentico scivolare della fantasia finalmente liberata.

Annamaria Barone18 marzo 2011

Sono lì che premono, spingono, quasi fanno male. Un ingorgo di parole che creano confusione e non riescono a fluire dalla punta della penna lasciando il foglio bianco. O nero. A chi non è capitato? E ci si sente invasi dal terrore di non riuscire più. A descrivere un'emozione, a raccontare un dolore, a cantare di bellezza e di amore. Quelle poche frasi quasi uno sfregio, brutte, senza cuore, senza musica. Il silenzio che romba nelle orecchie, il senso di inutilità... poi, quasi per magia, improvvisamente arrivano e sono quelle che cercavamo, quelle perfette per esprimere il nostro pensiero... ed il fiume torna a fluire. Dal cuore alla mano al foglio. Meraviglioso racconto di un travaglio, quello della creazione. Emozionante

Stefania Stravato19 marzo 2011

L'Autore testimonia quel travaglio rabbioso e frustrante, che coglie talvolta colui il quale necessita di trasferire nelle parole scritte, le infinite tempeste che agitano il suo animo. E nello stile ricercato che lo connota, riesce mirabilmente a trasmettere quel senso di incapacità e inadeguatezza, che si fa grumo a fermare il fluire delle parole. Molto apprezzata Poeta, non deludi mai.

Duilio Martino23 luglio 2011

Una gran bella lirica, non c'è che dire... Ci sono momenti in cui le parole stentano e non credo che bisogna necessariamente forzare per partorire a tutti costi... non sarebbe sensato ed lo scritto risulterebbe di qualità direttamente proporzionale tensione emotiva del momento. Ecco ...Poesia è tensione emotiva messa in versi ...pungente... una osmosi dell'anima (giunta a temperatura giusta) che lascia passare il meglio scartando il superfluo, l'impuro gli scarti. Quello è l'attimo giusto ...di Alta Tensione!

Duilio Martino23 luglio 2011

Silvia De Angelis23 luglio 2011

Non sempre si sentono scorrere fluidamente versi dell'anima, cosa dovura a intense motivazioni di vita, ma forse fissare quelle idee ispirate, per poi riprenderle e ampliarle in attimi ove l'apertura mentale risulti più prepositiva... Versi molto piaciuti