Disperato dì di Marzo
Maria Mele
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Quando s'erge il far del giorno,
di riflesso m'appare un sorriso,
ma mi capita, com'oggi,
d'udir l'eco del nulla
e 'l canto d'una pioggia
che scende senza far rumore.
Umidi i palmi, e nel petto,
brandelli di cuore s'accasciano
al suolo, come soldati
feriti dalla guerra.
Ed è come il rovente bruciar
d'un incendio che devasta
l'eterna condanna,
il calor dell'angoscia che
sovrasta vitale respiro,
in questo disperato dì di Marzo.
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L'autore
Maria Mele
Commenti (2)
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Giorgio Dello9 marzo 2011
Una profonda introspezione nell'angoscia che attanaglia a volte sul domani sconosciuto, sul futuro non ancora vissuto, e la percezione del nulla assoluto... dove l'angoscia sovrasta e attanaglia il nostro cuore! Molto profonda e significativa, una bella lirica!
mario calzolaro9 marzo 2011
...non conoscevo, ahimè!,questa Autrice... questa sua lirica mi ha veramente affascianto.


