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Riflessioni 15 marzo 2011 · lettura 3 min · 4509 letture

Stringiamoci a coorte!

Carlo Fracassi 469 poesie pubblicate
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All'ombra del fronzuto fusto, nella calura estiva del solatio dolce paese, ancor mi vedo lì bambino, sotto quell'arbusto, con lo sguardo dritto e fiero a fantasticar di glorie, alle prese col mio pensiero. I tanti amici avrebber voluto allietar le mie giornate ed esser anche lor felici della mia compagnia e, come nel paese dei balocchi, trascorrer il tempo nostro in allegria. Era l'Italia dei marmocchi, scampati all'ingiustizia della guerra, uniti tutti sotto l'unica bandiera di una ritrovata Italia, che ci teneva a balia, facendone di sé ostentazione, con novella e sana Costituzione. Pensavo, allordunque, alla maestra, lesta e pia, che, ognunque giorno, nell'intonar "l'Italia s'è desta", teneva stretta stretta nella destra, come per scaramanzia, il tricolore dell'Italia mia. Erano gli anni in cui la bianca colomba volava a San Giusto, a pregar, con l'animo mesto, il ritorno del perduto amor all'Italia separata, ma che ritorni presto alla Patria sua adorata. Piansero ogn'or le mule, fra le più belle, come tante stelle accorse dal ciel, sulle piazze in parata. Ma poi, improvvisamente, fra quella frescura il sonno mi vinse, e senza tema, né paura, "l'elmo di Scipio" la testa mi cinse teneramente, pareva udir accanto, della cara gente, il disperato pianto. Se penso a quel tempo lontano, quando cantando l'Inno d'Italia, ci tenevamo per mano, non mi sento più stanco su 'sto vecchio divano, dove è soltanto torpore e voglia di piangere un po'. Felici eravamo nella nostra incoscienza, beati quei tempi della nostra innocenza! Trieste tornò vessillo d'amore ma oggi m'assilla una spina nel cuore: "Sulla ferma pupilla del giovin insorto, la vecchia zia Milla mi dice invano ch'è morto nel nome d'Italia, perch'oggi l'erede l'unione sparpaglia e del cuore di Patria ne ha fatto frattaglia". Uniamoci, dunque, per render pariglia, e quantunque non più giovani e forti, non siamo, né sordi, né morti, al grido d'Italia che chiama i suoi figli a raccolta. Riuniamoci a coorte ancora una volta! La spada sul fianco, la spina nel cuore, combatteremo la nostra battaglia di pace e d'onore; sarà la sfida più bella, la sfida più ardita, sorretti dall'amore di Patria, per un'Italia più unita.
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C'è anche chi la trova solo così diversa, così apatica... ma è or giunto quel dì che la ragion del cuore vinse e, a furor di popolo, l'Italia gridò: "Che linse?"

L'autore
Carlo Fracassi

Sono orso e socievole, allegro ed ombroso, romantico e cinico. Nella vita non si ama una volta sola ed ho una speciale vocazione per l’amore platonico. Cerco ancora la donna del sogno ma l’aspetto senza uscire di casa. Inizialmente, scrivevo solo per amore, oggi lo faccio per ammazzare il tempo, sperando di prendere

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Commenti (2)

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sono rimasta incantata ed emozionata a leggere questa stupenda poesia scritta con la passione giusta per l'argomento trattato... veramente bella e la conservo

Angela Rainieri15 marzo 2011

Un carissimo ricordo d'infanzia celato nel cuore che fa dolcemente e intimamente rivivere l'atmosfera dell'Unità ...intensa ed emozionante piaciuta e gradita tantissimo, complimenti!