Apophoretos
Orfana è la notte scevra dei lumi,
oscurata da un velo di fumea
a mezz'aria, greve sulla marea
arricciata da increspature e grumi.
Chiedimi dove riposa la nave
nel cielo orbo di vita, e nello specchio
imbrunito, altro. Già il sospiro grave
preannuncia lo spauracchio. Già l'orecchio
ascolta lo stormire del silenzio,
spezzato dagli squilli del gambecchio:
non c'è porto, alcun porto, per la nave.
Chiedimi allora se come la notte
la vita mia è orfana di lucerne,
se accenderle si può per vie superne,
se le parole non sono dirotte,
sul mare e sul cielo, dove è silenzio.
La nave attracca a un masso e si ode un tonfo:
ecco, arriva il crepuscolo. E il vapore
è disperso dal vento. E' il suo trionfo,
ma non il mio. Chiedimi ora se muore
l'attesa della luce, se si spegne
il silenzio insieme col fuoco. Degne
sono le parole al porto, il mio orto:
questo dunque posso dirti ora, assorto;
tutto il resto è solamente silenzio.
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Commenti (2)
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iezzi giampiero7 aprile 2011
alla lunga stanca la lettura ...ma alla fine sazio e contento sei di averla letta, molto bella e piena.
Emanuele Martina9 aprile 2011
piaciuta nella composizione e nella stesura, complimenti, apprezzata

