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Uomini 14 aprile 2011 · lettura 1 min · 2238 letture

Profugo

Rasimaco 1768 poesie pubblicate
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La tua povertà fratello con esili dita impugna il tuo canto di malinconia, e l'essenza delle cose si riflette in quest'azzurro negando il tuo pensiero che sa di fame. Ed è la tua povertà sempre a spingerti al lucore sotto mentite spoglie celato a scoprirne dopo la falsità del sorriso. Ed è sempre quella fame, molesta amica di un tempo troppo cresciuto che ti conduce a queste spiagge nemiche reietto.
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L'autore
Rasimaco

unaquaeque hora inveniat te pingentem aeternitatem

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Commenti (4)

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Azar Rudif14 aprile 2011

Versi di grande impatto per un mondo che si sta spezzettando in tante piccoli contrasti e guerre fratricide compresa questa dell'incapacità di gestire qualche migliaio di profughi... e l'Europa dimostra la sua falsa unità!

Versi che toccano il cuore e portano a riflessioni profonde. Quel fratello, suona per me come un pugno nello stomaco, constatando quanto molti non dimostrano di sentirsi tali, in questo mondo che a tutti appartiene e a nessuno, un mondo che potrebbe essere unito e si ritrova invece diviso, per l'egoismo e la sete di potere di alcuni. E', come dice l'Autore, la povertà che spinge a superare quegli orizzonti dove si cercano quei sorrisi (scoprendoli poi falsi) che anziché portare un po' di serenità, portano tanta disillusione se non addirittura la morte. Versi letti con apprezzamento.

v
vinfra4714 aprile 2011

Siamo tutti profughi di qualcuno o qualcosa. Il mare è sempre stato oro o morte. Bisognerebbe che ognuno di noi potesse, rileggendosi dentro, trovare il propio tempo e luogo ove si è stati profughi (per fame, per amore, per idee per convinzione.) La tua rima mi ha fatto pensare questo

M
Moreno Tonioni14 aprile 2011

Questa lirica descrive con assoluta lucida consapevolezza una delle tante miseratezze della condizione umana. Rasimaco traccia questa analisi con attenzione e rara bravura nel renderla poesia. Pur non essendo (ahimè) personalmente daccordo in toto con il tono di denuncia del messaggio contenuto, ne apprezzo l'elegante esposizione e l'attenta stesura. Questa è una lirica degna di essere nominata tale, e l'autore è certamente degno dell'appellativo poeta.