Fu subito pasqua
Una voce: entra!
ubbidii.
Una luce: inginocchiati!
lo feci:
Una croce: osserva!
guardai.
Gocce di sangue e lacrime
imperlavano quel corpo tumefatto;
bellezza incommensurabile,
intramontabile,
meraviglioso nella regale maestosità,
per scendere ad inondare
l'universo intero di semi al vento
rifiorendo nel mondo pietà umana.
Un organo suonava,
arabesche antiche melodie,
vibrando oceani di profonde senzazioni.
Lì la mia anima annegò,
in una tempesta di sentimenti, emozioni.
Piansi di un pianto sconosciuto:
strano essere pensai
è il pianeta uomo;
della vita fà il suo teatro:
Storia arcaica umana,
terra schiava del cielo e del mare:
vulcani senza tempo,
zampillanti fuoco
erano racchiusi nei profondi suoi
occhi cristallo imploranti fede.
Mi aggrappai a Lui,
come ostrica allo scoglio,
figlio ad una madre,
pagliaccio alla sua anemone,
in un orizzonte di impalpabile
silenzio cosmico.
Un'incerta amara, spenta,
solitaria, atea domenica
divenne subito
pace, resurrezione, gioia
Pasqua.
©
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