Non un posto sul tuo respiro
ci provo e ci riprovo
il tuo lenzuolo scrollato steso
in un angolo sulla sedia disumani panni
piegati
la tua sveglia
il tuo muro
nessun riparo
per me
fuori dalla tua trincea
non una porta aperta
per la mia umana debolezza
nessuna compassione
solo ferreo cinismo come sbarre
a farti sorridere come se niente fosse stato
vano ogni tentativo di sentire il vero
morto come una gabbia vuota
mi piace immaginarti puro da bambino
ma non ne sono più sicura
invidio la tua cintura salda in vita
la tua chiarezza
mi spiace averti macchiato
ti chiedo scusa se la mia muffa ti ha sfiorato
ma non ho trovato un solo posto dove appoggiarmi
non un posto sul tuo respiro
eppure ci credevo
si io ci credevo
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Commenti (4)
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alessio carlini10 maggio 2011
una riflessione tra gli echi dell'amarezza che spiccano verso dopo verso lasciando veli di tristenzza anche al lettore... piaciuta
Stefania Bucari10 maggio 2011
malinconicamente bella... si sospira una profonda amarezza. Poesia di un'incantevole tristezza che giunge al cuore del lettore... Davvero bella!!
Amara10 maggio 2011
...istintivamente ho letto...'mi piace averti macchiato'... ed è così che forse penserei... è di grande intensità e musica...
h
hy ju27 maggio 2011
La cintura ben salda in vita. Una vita da trattenere. Come si può trovare sostegno da chi non sa avere compassione? Indossa panni disumani, si trincera dietro sbarre di cinismo, è un essere senza sensibilità. Forse da bambino non era così...forse... ma c'è qualcuno che nasce così e tale rimane. Amen e così sia.


