Dolce maria
Francesco Giardina
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candido
e vestigia d'amor perduto
ebbre lacrima
e mendico dolor
cresce
un fascio dopo l'altro
scende
a luce vera
e forma riprende
intenso color sovrasta
in apparenza
e in sordina
fame assonna
è dolor che rinsavisce
strenuo che finisce
a pel d'anima
fuoriesce
contento s'attraversa
a fiorir
i campi di stelle
e primavere di quintessenza
nuovo bimbo
mio esser sia
come un paggio
tra le braccia di madre nostra
in quiete sto
così torno
a baciarle memoria
d'amor perfetto
in alta divisa
e umile omelia
-assente d'uman dovere-
è peccato solo non farlo...
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L'autore
Francesco Giardina
Vivo a Palermo... ma in fondo quando scrivi non sei mai in nessun posto..
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