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Sociale 14 maggio 2011 · lettura 2 min · 3370 letture

Moralità

Giovanni Facchetti 127 poesie pubblicate
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Vecchia parola caduta in disuso che il potente mai ha sopportato lui preferisce il vocabolo "abuso" sempre nel nome di chi l'ha votato ci son gli sfigati che han perso il lavoro e c'è chi festeggia a base di sesso s'aggrappan i poveri a un po' di decoro s'inebria la corte del proprio successo, tutto è permesso nel segno del fare le nostre leggi diventano scoglio e se qualcuno comincia a rubare è sempre nei giudici che c'è l'imbroglio. E se un terremoto fa danni immani c'è chi se la ride perché prende l'appalto e mentre a scavar c'è chi usa le mani i sogni del cinico volano in alto, e nella storia del tempo presente c'è chi coi figli si spartisce l'Italia mentre a soffrire c'è sempre più gente c'è chi le cazzate le spara a mitraglia "il nostro paese sta meglio degli altri" ma il debito pubblico è senza controllo e quelli al potere, sempre più scaltri ai soliti poveri ben tirano il collo, e ti vengon a dir che per migliorare, e pare una cosa che non si discute, quello che serve è il nucleare ma chi se ne frega della salute quello che importa sono gli affari quel che si guarda è solo il mercato quante belle mazzette da miliardari pazienza se il conto può esser salato. Pare impossibil che nessuno si accorga che sempre il ricco pensa a se stesso e se tu vuoi che il paese risorga apri quegli occhi o finiamo nel cesso.
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Giovanni Facchetti
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