Tra il crepuscolo e il mattino
La maschera di cartone
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Corre l'anima a toccare
quel tenero orizzonte,
che il crepuscolo colora.
Quasi chiede di potersi
congedare.
Chissà se quel tramonto
si ricorderà di me,
della lacrima che serba il suo ricordo,
del mio sogno di bruciarmi
assieme all'ali
del mio corpo ch' è di cera.
E mentre rugge lo spirto mio guerriero,
scorgo il mare che finisce,
destriero infinito, che porge
ombra e dorso al suo cavaliere ridente.
Lo so, ritorneremo a sfiorarci, a prestarci il fianco,
forse entrambi un po' diversi,
segnati dal tempo, a cui non vogliamo arrenderci;
e se la notte ci addormenta,
sarà solo per un'ora,
mentre la vita dorme ancora,
e quello spirito animale è ormai sopito.
Mentre ti sfido, o tramonto,
discuto amabilmente con le civette della sera,
e accarezzo la mia terra,
che mi promette vita eterna.
Quasi credo d'averti vinto, ma
lo so, sei ancora lì, e quella stella
ti innamora.
Sento il gallo, forse sogno.
Il tenero crepuscolo ormai
si veste dell'aurora, neonata
dal nostro sguardo puro.
Vorrei ruggire ancora una volta,
ma purtroppo è già mattina,
e la mia vita fugge ancora.
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L'autore
La maschera di cartone
"Non è vero, dolore, io ti conosco, tu sei nostalgia di vita buona e solitudine di cuore oscuro, di nave senza naufragio o rotta. Come cane abbandonato che non ha traccia nè olfatto e vaga per le strade, senza una meta, come il bimbo che la notte di una festa si perde tra la gente e l'aria polverosa e le ca
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