La Tenacia
Marta Eligoreva Addari
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Nei tempi angusti dei ristretti
Spazi decadenti, decaduti
nella polvere dei campi
vitali, scorgo definizioni
fragili di generalità;
Pazienza emerge fra tutte
nelle sue connotazioni
di lucente, rara dote ignota.
È dono indesiderato, promiscua
fonte di attesa idillicamente
protratta nel fiore dei miei
giorni, spesi in cieli d'altra
dimensione settica.
Bramo impulsività vocale:
Strazianti attese al traguardo,
dubbi retrocessi a libere Verità
di pietra o fango,
perduranti o effimere.
Spero siano antisocratiche certezze
quelle che popolano i tuoi pensieri,
direttrici di azioni esplicite
nel gettare carte d'Ignoto nei tavoli
del nostro simile o differente
sentire, auree steppe estese
come l'Universo tremante
di costellazioni precipitanti.
Ho parlato con ninfee marine
che bisbigliavano nella sabbiosa Notte
urlanti di visioni empatiche,
ho visto gigli nuziali suggeriti
dalle Sibille, nutrici dei miei sogni,
ho assaporato tangibili domande
nei loro positivi responsi;
ho toccato la massa dell'Attesa
comprendendone il peso
così insolitamente fedele
alle mie brame future.
Enigmatici fauni hanno confermato
la mia determinazione di corteccia,
e regalatami una tenacia
piombosa ho capito quanto sono
disposta a perdere per una
mnemonica possibilità
di sismico tentativo.
©
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L'autore
Marta Eligoreva Addari
Ho paura di scrivere. Scrivere equivale a dire qualcosa che si pensa e dire qualcosa che si pensa significa concretizzare il qualcosa. Ora lo so. Un dubbio, un pensiero, un’ipotesi, un’osservazione. Una effimera coincidenza della mente con l’ambiente esterno: esternarla con una parola, detta o scritta, significa render
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