Vieni da me
Antonio Bruno
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Abbiamo parlato delle cose dell'amore
Nei nostri visi non c'era la paura
fremito, sogno, piccola emozione
La voglia d'avere un'avventura
C'era stata tanta tenerezza
In quei corpi che vissero la luce
Nulla a che vedere con l'asprezza
che nel porto dell'orrore ti conduce
dimmelo che m'ami, dillo ancora
fammelo vedere tra le cosce
la pancia che si stringe nell'aurora
sensazione che si spegne nelle angosce
e poi il risveglio colora tutto quanto
m'invita a fare festa tra gli ulivi
carezze e baci sfiorano il tuo pianto
spensieratezza e intanto tu guarivi
tradita dalla mente tua di donna
dimentica di avere un caldo cuore
puntasti tutto sotto la tua gonna
ora sei fredda senza più calore
la camera da letto per dormire
l'amore abbandonato in quella stanza
vieni da me se davvero vuoi guarire
non startene sperduta in lontananza
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Antonio Bruno
La linea che si torce e che forma queste lettere che messe una accanto all’altra fanno i simboli che i tuoi occhi scrutano. Sono immagini che fanno sorgere nella tua mente i suoni che adesso stai ascoltando, parole, mie parole che sono penetrate dentro di te.
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