Il Pirata di Dio (Acri e Jerusalem
Azar Rudif
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A voi che genuflessi e chini
ad un Dio silente e ignoto
vi prostrate.
Son qui solo per seguir
le vie del mare
alle vie del cielo sottoposte
e seguitar l'opera
che a render immortali
ci destina e ci condanna.
Sol tal pensiero mi salvò
dalla città dannata e
benedetta da un Dio
Jerusalem.
Tutti rende folli di passioni
e nessun che vi entra
di uscirne trova la forza.
La sua storia l'ha resa immensa,
figlia del marasma di idee
antiche e nuove
dei tanti che entrati
vi si sono incatenati.
È or un calderone ribollente
di uomini e donne,
sacerdoti e soldati,
disgraziati e nobili.
È su ogni cosa,
è dentro ogni cosa
è tutt'intorno,
è l'aria dell'apocalisse
e in mistico sentore aleggia
e tra i vivi serpeggia.
Ma è destinata all'eterno
da chi eterno vi dimora
e si piace di tal mescolanza
ché del primigenio caos
è ricordo del suo principiar.
Vivo in Acri
e del suo porto
quando alla fonda
si giace il veliero
che ancor mozzo mi vede
seppur le manovre
mi son ora permesse
dal suo capitano.
©
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L'autore
Azar Rudif
Commenti (1)
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Aldo Bilato2 giugno 2011
la prima strofa ha perso il sestante ed il satellitare... non mi giunge esatta, piuttosto sfalzata al mio sentire... poi capisco che il pirata sono anch'io... mi compiaccio e mi spavento e torno al timone... seguendo solo le vie del mare e del cielo infinito... giugendo a Jerusalem potrei tuffarmi nella buona novella... e come i cercatori d'oro (di più recente mitizzazione)... farmi sorprendere dai falsi miti e dai sacerdoti che imboniscono... tempi moderni e antichi percorsi introspettivi che l'anima ha combattuto oppure assimilato... si riconosce comunque nel suo comandante... ed è il percorso più appropriato!...cià*

