M’eri ancora mamma
Al volgere del vespro e prima dell’aura funesta,
nel mentre d’immensa beltà gioiva l’aere,
un raggio di sole colse il tuo respiro.
Smisi d’esser figlio, che m’eri ancora mamma,
sicchè, d’ignaro stupor serena,
addio, cercami, sarò là dove mi vorrai.
Lasciato, in me, un sapore aspro,
conservo, ora, la dolcezza del tuo volto stanco,
che fin l’ultimo t’abbandonò nemmanco.
Così amai la prima donna che m’amò
ed ancor oggi, quand’io d’incerto passo,
là, dove t’anelo, unica musa, m’appari.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
P
Tutte le opere →
L'autore
Poeta Mario Arena
Nato in Sicilia nell'oramai lontano 1954, ho vissuto a Torino dal febbraio 1982, anno in cui ho cominciato a scrivere. E', per me, irrefrenabile, la necessità di tradurre in poesia le forti emozioni che la vita mi regala. Espongo il mio pensiero nel modo in cui mi si presenta. Quasi sempre di getto. Amo la poesia, qual
Commenti (2)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
M
Mariasilvia19 gennaio 2012
Le parole sono superflue tanta è la commozione nel leggere questi splendidi versi. Una dedica stupenda. Apprezzata e molto sentita. Complimenti di cuore. Grazie per aver posato questi versi profondi e unici.
L
Luigi Ederle13 gennaio 2013
E' una bella poesia che rimane ferma in cuore, aspettando di essere ancora letta. luigiederle