Torpore
Mi guardo
in una dimensione esterna
cammino tra la gente
appoggiandomi ai muri
in un viale senza luci
in una città
dimenticata dai suoni
guardo le mie mani
bagnate di fumo
la finta gioia
disegnata su volti scarni
smorti
voci soffuse di dolori
un corvo che si porta via
l'accenno di un sorriso
il mio respiro gelato
che ingoio
per dissetarmi
dell'assenza delle tue parole
tu
che ancora vaghi
nuda
tra le mie membra esangui
che rinasci dal filo spinato
posto a confine nella mia mente
rinasci
come ruggine che si fa radice
calpesti la mia indecenza
graffiando questo muto assenso
di cui il tempo ha fatto delirio
©
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L'autore
Turan
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