I giardini del sonno
Nella nebbia informe di luce grezza
Aver camminato carponi
Protetto da una bolla di minuziosa
Tenerezza
Senza saperlo
Esser stato giovane ed incosciente
Aver vissuto novant'anni o appena un istante
Aver avuto il dono di un corpo
Sebbene deperibile
Aver avuto occhi fragili per riempire il nulla
Sebbene di lacrime
Aver avuto un cuore incerto per poter assistere
Sebbene infermo
La tragedia dell'amore
Essere riuscito a ricordare la tua forma
Il tuo odore
Fondamentalmente la tua assenza
Sebbene per dimenticare tutto
Ancora una volta
Però invano non si può dire sia stato nulla
Che già è l'ora di andare
E la sera dorata incendia la casa in fondo al viale
Camminando posso sentire l'erba
luminosa e verde
Lasciare il posto profondo al mistero splendente
Diffuso dal gelsomino notturno
Che quasi quasi mi sovviene il tempo segreto
In cui la sorte fortunata
Decise di vivere l'epopea dei nomi e dei tropi
E di tutte le forme
E delle figure e dei suoni
Che mi accompagnarono in questo lungo sogno
Che ha inizio laddove finisce, ma io non lo sapevo.
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Commenti (2)
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carla vercelli6 giugno 2011
Leggo abbastanza sovente questo autore e questa poesia mi piace e mi dice molto. L'unico appunto, se posso permettermi, sono quelle due virgole e il punto e virgola, assolutamente superflui. Complimenti.
Francesco Luca6 giugno 2011
testo molto molto intenso che si contorna di uno stile superlativo... complimenti

