Come dicesti allora
angelo cora
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Il segno che lasciò
quel tanto nostro amore
parea cosa d'assai lieve spessore
da poter cancellare, in giorni o poche ore
Ma fu più grande ancora, del cielo e di quel mare
che ogni volta insieme, nel mezzo della notte, tra lumi
di lampare, andammo a carezzare
Tu, mi dicesti è niente, si può tutto scordare, il mondo
continua a girare, ogni giorno risorge l'aurora
d'amore non si muore, si muore d'altre cose, o nel restare soli
Troppa differenza, nei modi di vedere, nel fare nel pensare
di ciò che racconta ed insegna l'amare
E' assente, l'affinità presente tra quel che pare uguale
Ed ora tu ritorni, torni da me ancora, quasi con vergogna
e ombre di timore con dentro gl'occhi il sole
dopo buio intenso e timidi bagliori
A riportar quel viso, sepolto nel dolore, a riportar l'aurora
a riportar quel sole che forte acceca gl'occhi
ma senza più colore
Ormai è morto cara, è morto dal dolore
come dal'arsura muore adagio un fiore
Il nostro tanto amore
Dal dì che m'hai lasciato
in quel restare solo
Come dicesti allora
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L'autore
angelo cora
sono, bianco, fantasma trasparente che s'aggira inutilmente, tra lievi ricordi e grevi sentimenti, ove esondano nel niente, sottilissimi pensieri, in onde impetuose, dal fiume della mente - Lascio comunque al cuore, il tanto ringraziare, quelle gentil persone, che pur non conoscendomi, leggono, a
Commenti (1)
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mario calzolaro19 giugno 2011
amaramente dolce questa lirica... a volte certi ripensamenti on valgono a restituir freschezza a ciò che si è ucciso, con le stesse proprie mani

