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Fantasia 25 giugno 2011 · lettura 3 min · 1218 letture

La fiaba del ranocchio

Giovanni Facchetti 127 poesie pubblicate
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C'era una volta un piccolo ranocchio e non si può dir che fosse una bellezza per scherzarlo lo chiamavan Scarabocchio ma a guardarlo bene faceva tenerezza aveva due occhioni, belli e assai sporgenti il mantello era verde lucido e splendente e sebbene il suo sorriso fosse senza denti la sua mamma sapeva che era intelligente ma tutte le ranocchie lo lasciavano in disparte perché l'intelligenza mai si fa vedere e lui che ai loro giochi non prendeva parte aveva dentro sé un certo dispiacere. Un giorno le ranocchie in cerca d'avventure vollero esplorare un bosco più lontano e gracidando si avviaron un po' troppo sicure che avrebbero trovato un altro bel pantano, Scarabocchio poco indietro seguiva le sciocchine e loro, le superbe, gli dicevan d'andar via ma lui che della fiaba volle scrivere la fine continuò a seguirle per tutta la poesia. Giunsero quelle nei pressi di un laghetto e senza guardarsi con prudenza intorno dentro si tuffaron per fare un bel bagnetto, ma un ramarro a digiuno già da un giorno si preparò a gustare quel facile pranzetto e con la lingua lunga si avvicinò alle rane pronto ad inghiottirle una dopo l'altra, urlando dal terrore e piangendo da fontane allertarono il ranocchio che con mossa scaltra salì con quattro balzi sull'albero più alto e fortuna volle, si trattava di un castagno, raccolse tanti i ricci e con l'ultimo salto proprio dalla cima, appeso come un ragno cominciò a tirarli sulla testa del ramarro, il lucertolone venne centrato in pieno punto dalle spine e offeso dallo sgarro, anche di appetito sentì di averne meno rinunciò al suo pasto e di corsa via fuggì portandosi un bel riccio al posto del cappello cercando di scrollarlo un poco via da lì, che s'era conficcato sopra il suo cervello. Il nostro bravo eroe che le rane avea salvato dovette consolare quelle povere tapine che dopo lo spavento ben l'hanno festeggiato facendo a Scarabocchio un sacco di moine. Tornò quindi la brigata allo stagno più sicuro il popol degli anfibi seppe dell'impresa e tutti rispettaron quell'eroe dal cuore puro che invece di fuggir era corso in lor difesa. La morale della storia, non fermarsi all'apparenza una qualità nascosta può esser la migliore è meglio approfondir di ognun la conoscenza che giudicar soltanto l'aspetto che è esteriore.
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Giovanni Facchetti
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Commenti (1)

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oltre la poesia che è meravigliosa... la morale è splendida, complimenti