I Sabato Santo del passato
In quei Sabato Santo non so dire quanti
sono passati ormai più di sessant'anni
mentre suonavano con rintocchi forti
a festa e in lontananza le campane
annuncio del Signore Gesù la resurrezione
chiamava a sé la nonna i suoi nipoti
gridandolo con dolce storpiatura
il Christus Dominus Resurrexit latino.
Pronta già da tempo era l'acqua dal secchio
in fondo al pozzo fresca limpida raccolta
per bagnar di tutti, lì presenti, gli occhi
ad evitar secondo la credenza contadina
malocchi guai malattie o peggio malasorte,
già pronti pur campane e campanacci dalle stalle
tolti dal collo delle mucche del bue e dei cavalli
già prese dal camino quelle di ferro catene
lunghe strisciate sulla terra per fare compagnia
con squilli suoni e festoso chiasso alle campane.
Oggi e da anni il Concilio ha cambiati i riti
non più il Sabato Santo è giorno di campane
giace ancora Cristo muto nel Sepolcro solo
lontano è il ricordo all'animo struggente
delle catene dei campanacci... quel perduto suono.
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L'autore
giuseppe gianpaolo casarini
Nato a Milano il 25-04-1940 Residente a Binasco (MI) Pensionato Dr. in Chimica Industriale M.Sc. Specialista in Scienza e Tecnica dei Fenomeni di Corrosione
Commenti (2)
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Silvia De Angelis1 luglio 2011
Lontano il suono delle campane e della profonda devozione al Cristo... cose d'altre epoche, in una dimensione attuale lontana dalla spiritualità... Versi molto apprezzati
Berta Biagini9 aprile 2012
Versi capaci di risvegliare la memoria, lezioni di vita che purtroppo oggi sembrano lottare con una porta chiusa – diverso è quel che più oggi interessa – gradevoli suoni che arrivano da un mondo ormai lontano, ma sempre colmi di calore e speranza – guai se mancasse quest’ultima. Apprezzatissima.

