Una favola fra mille anni
Giovanni Facchetti
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C'era una volta un drago a tre teste
che mai di nessuno aveva pietà,
se la prendeva con persone oneste
coi suoi tentacoli in società.
Lottare con lui si era morti o dispersi,
parola d'ordine "il sangue scorra",
veniva chiamato i tre modi diversi
che eran 'Ndrangheta, Mafia o Camorra.
Ma un piccolo uomo con il suo ingegno,
con tanto coraggio e il suo cipiglio
scrisse i misfatti per filo e per segno
gettando nel mostro un vero scompiglio.
Lui fece sapere al mondo intero
le malefatte del drago orrendo
e le coscienze svegliò per davvero
di tutto un popolo che stava dormendo.
E fu così che la gente si chiese
come potevan succeder 'ste cose,
come faceva codesto paese
a sopportar le tre teste schifose.
Fecero allora un consiglio di guerra
ma poco servivano frecce e armatura,
per togliere la belva da questa terra
ci volle soltanto molta cultura.
E fu una lotta invero cruenta
che tanti lutti certo portò
ma la ribellione mai non fu spenta
e la civiltà infine trionfò.
Del nostro eroe che cosa ne è stato
se come arma usava le penne,
se dalla bestia era sempre braccato
e forse lui fu in fuga perenne?
Io non so dirvi se fosse felice
perché lui visse un'esistenza speciale
ma son sicuro, il cuor me lo dice
che riuscì ad avere una vita normale,
ed io lo immagino con la famiglia
a festeggiar la sconfitta del drago
con tanti amici e una buona bottiglia
per dimenticar un ricordo ormai vago.
A lui ora dedico questi sonetti
perché rimangano in sua memoria
non sono un Nobel e non so far progetti
ma vorrei che quest'uomo passasse alla Storia.
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Giovanni Facchetti
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