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Satira 14 luglio 2011 · lettura 2 min · 1241 letture

La Casta

Giovanni Facchetti 127 poesie pubblicate
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Questa casta dentro al tempio ci dà sol cattivo esempio loro san predicar bene ma poi fan quel che conviene, auto blu e scorta armata anche al babbeo non vien negata, doppie cariche doppio stipendio e di mazzette che dispendio, per gli amici c'è l'appalto per i poveri, della cena il salto, parlar bene è il loro pregio ma guai toccar un privilegio senatori e deputati mai non vengon decurtati per loro è sempre carnevale e a noi tagliano il sociale, delle provincie da abolire non ne vogliono sentire son tutti posti per l'amico o il compare di partito, federalismo della Lega un'altra cosa che ci frega altri amici sul carretto tanto paga il poveretto, bastan tre anni in parlamento che per sempre sei contento ogni diritto conquistato non sarà giammai tagliato e se a lor vanno i milioni a noi decurtan le pensioni, ormai l'etica è defunta, al ministero viene assunta ogni amica del potente che apre le gambe facilmente, tutto è gratis per lor signori teatri e stadio i posti migliori, e per quello ammanicato viaggio gratis e aereo di stato, la seduta in parlamento per il relax è un buon momento c'è chi legge notizie del giorno c'è chi naviga nel sito porno, anche a tirar troppo la fune dentro la casta si resta immune mai nessuno paga il dazio per la giustizia niente spazio. Ma adesso avete esagerato chi ha buon senso s'è indignato diamo un calcio a ogni cialtrone viva la rivoluzione.
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Giovanni Facchetti
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Commenti (2)

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Mauro14 luglio 2011

Mi trovi pienamente d'accordo su tutte le conclusioni enunciate in questa poesia. Inutile sprecar parole per questa infame politica sia di governo che di opposizione... tanto sono tutti uguali. Comincia a pensare la data della rivoluzione... io sarò al tuo fianco.

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il cantastorie14 luglio 2011

Una "marcetta rivoluzionaria" senza il minimo tocco di poesia, impostata su fatti detti e ridetti, triti e ritriti, senza l'originalità di alcuna idea nuova, nell'esposizione di cose che tutti conoscono, anche i bambini. Oggi è il quattrodici luglio. In questa data il popolo francese ebbe il coraggio di tagliare la testa a un re. Imparino da loro questi rivoluzionari da strapazzo, nei cui banali versi leggo soltanto un "coraggioso" armiamoci e partite. Anzi, ancor meglio, armatevi e partite. Noi stiamo a guardare. Buona fortuna! A cose fatte usciremo fuori anche noi. magari con barba e baffi finti. Per non essere riconosciuti.