Tagga che ti taggo
Par sempre carnevale
artisti nell'incollar parole
come carri
forse poco allegorici
ma lanciati a gran velocità
sulle pagine mediatiche
di siti che d'utilità
han solo
quella di dar lustro all'ego
poeti da spiaggia
che insieme al cocco bello
tra lustrini e abiti in colore
cercan di far reclame a un niente
che per definizione
oltre che vuoto
rende il verso
povero e incoerente
tagga che ti taggo
questa è ormai la legge
idee e frasi altrui
poste in grassetto
e fatte proprie
ove ognuno appende la sua firma
poesie
che chiamar poesia pare un insulto
frasi scritte
senza fantasia
e senza un senso
taggate e ritaggate
senza più fantasia
neppure nel commento
bravo non è più chi scrive sentimenti
ma chi meglio si tagga con la gente
era già basso
coprire di lustrini il proprio scritto
ma pitturar se stessi
per dar colore
al grigio smorto
di quattro parole spente
questo è proprio
voler uccidere la mente
e trasformare la poesia
in qualcosa
che assomiglia a un eresia.
E allora dai
TAGGA CHE TI TAGGO
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L'autore
Turan
Commenti (2)
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Michele Tropiano21 luglio 2011
Sicuramente condivisa! Non molto tempo fa c'erano i blog, dove quantomeno la gente si sforzava a scrivere qualcosa, ora con facebook e simili non si deve far altro che linkare la frase di qualcun altro... la morte totale dell'espressione. Poi taggare taggare taggare: "ti taggo su facebook" a volte mi sembra quasi una minaccia!
Rossi Alessio22 luglio 2011
Poesia vera e scritta molto bene. Interessante per stile poetico e contenuto. Complimenti, la conservo


