Alla più incredula
Chi credi ch'io cercassi
descrivendo i miei passi
polverosi, inutili,
troppo a lungo protratti?
Ho consunto ritratti
tra le mie dita futili
carezzevoli invano
sul tuo volto lontano
macchiato ogni volta
di lacrime amare
non potute frenare
nella speranza, stolta
compagna da allora,
di carezzare ancora
il tuo viso ridente.
Quanti nomi invocavo
quali volti sognavo
nella mia stanca mente?
C'eri soltanto tu
sì, solamente tu
nell'eterno presente.
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (1)
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vinfra4722 luglio 2011
bellissima, struggente evocazione di una donna ormai lontana e/o forse sognata e molto agognata. le donne, gli amori dice un cantautore sono come l'onda del mare vanno e vengono, basta saper aspettare la risacca. sei sempre più bravo e dolcemente poetico, complimenti