Trent'anni dopo
S'apre il mattino d'oro fuso
e vetro splendente di brina
d'aria e d'acqua perse tra dita di una mano;
tardo a venire è il giorno
rutilante di voci di suoni di vita
quando di sé lenta prova pensosa
a sé carne e sangue avverano;
quanti fremiti in aria, quante mani
occhi volti labbra parole
quante cose intorno alla tua ansia di vita
cielo e alberi e sole e nebbia;
il mondo intero è tuo – tuo
il vino, il pane ed ogni cibo di gioia,
spiagge assolate lontane felici
e lungo morire di onde sonanti;
e se improvvisa
quale lunghissimo grido nel chiuso
sordo più che seppure soffocato ansito fosse
di eterno animale braccato
immane di antica paura
sale artigliando nella mente
l'angoscia del nostro ignoto
lacerando squassando i sogni del mattino,
in quale roccia atroce configgere
acri uncini cui appendere Solitudine,
quale larva di sé uccidere per nutrirsi
del nulla che è;
quanta vita nel sonno, come attoniti sogni nel sole
quanta amarezza nel sorriso
dove già vedi i segni della notte
dove già l'odore del buio senti attonita.
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (1)
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mario calzolaro13 agosto 2011
sono riflessioni di grande intensità e profondità quelle che animano questa lirica. Un convinto apprezzamento.
