Vivevo in corti gemelle

Quando mi fu notte il suo enigma s'accese.
Il fuoco nel buio poté segnarne il confine.
Nel consumarsi di volontà e imprevisti
il ricordo s'estinse.
Affondano come vascelli disperse origini nell'oceano.
Vedo nebbie avvicinarsi.
Indicibili spettri come torri di fumo.
Bussano
sussurrando il mio millesimo nome.
E chi risponderà?
Ho vissuto come una rea confessa.
Ho lasciato almeno un amore.
Per discordia, inganno, delusione
lasciai braccia che non mi seppero tenere.
Antico volto ora ho.
Nella baia vaga l'ululato
del lupo che ha fame di rimpianti.
E chi lo ascolterà?
Vestivo di verdi velluti
quando vivevo in corti gemelle
dove sospetti s'affacciavano ad ogni ora.
Fuggii colpita da infamia.
Di tutta quella vita
mi è rimasto grande il silenzio.
Quando sorella morte mi chiamerà
avrò moltitudini a ferrare gli zoccoli del mio destriero.
e altri mille nomi con cui dimenticarmi
di me stessa.
Io che non sono io
e che non mi riconosco.
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Commenti (2)
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Maurizio Melandri17 agosto 2011
" Io che non sono io e che non mi riconosco " ... un viaggio alla ricerca del labirinto che si snoda in noi stessi, urtando pareti ed in fuga perpetua da qualcosa o qualcuno. Affascinante ed estremamente condivisa introspezione, la tua.
EnzoL17 agosto 2011
non aggiungeró inutili interpretazioni a questa tua... solo permettimi tanta ammirazione!

