La seconda Prova
Alessandro Labriola
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Aizzava un potente grido
quella sera, levandosi attorno ai tetti
strinse la città in un romantico memento vermiglio,
fluì leggero e invadente sui pier di legno - gargoyles
alla stazione: il salmodiare d'autunno inoltrato
pesante, ebbro di giochi stregoneschi e cupi:
ripetute novità, disincanto del tempo.
Cominciai a sentirmi leggero dai tetti,
il bar appariva più umano - nel ghetto
piansi la vecchiaia di un'eroico passante
presi la smania dei miei anni (finalmente!)
il cuore pulsava gemiti rossi e biondi, rotondità onniscenti
e nuovi balocchi accorrevano
per questo Occhio spettacolare no, questa lente perfetta!
Rincorsa fino alla follia dei sensi - ritorti
nella testardaggine del sogno perpetrato a lungo:
un bambino scorbutico mi insegnò la geometria,
accorsero persino delle ragazzine eccitate;
i miei verbi squillavano, l'aggettivo dava potenza vera
invidiavano Seramide delle mie lodi,
ora sensuale parodia, vedevo speranze.
Tenerissimi sguardi donai a chiunque
- se fosse stato in mio potere
avrei stretto tutti, urlando alla strada:
"il mondo è nuovamente glorioso!
Dio è nel mio pugno, andate un po' più in là - nel vicolo
ne troverete anche voi!"
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Alessandro Labriola
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