Ombre vive dalla cava di pomice abbandonata
Laggiù l'azzurro mar di Lipari quassù
agavi in fiore ligustri fichi d'india assenzi
da corona fanno alla cava abbandonata
nascondendola alla vista del viandante
ammassi di bianche laviche pietraie
quali immoti nel tempo spettatori
di un antico di polvere sottile anfiteatro
qui una sofferente umanità vi recitava
il doloroso dramma della vita propria.
Così tu perder lascia di cercar quale ricordo
tra i cumuli di pomice spugnosa la lucente
vitrea nobile scheggiata ossidiana nera
la mano tosto ferma alto fissa lo sguardo
ecco ancora si vedono, no non son fallaci
della mente ombre, membra disfatte a cavar
intente senza gemito o lamentela alcuna
sotto il cocente sole e poi riporre in ceste
la preziosa figlia bianca del vulcano
carico e fatica portati la sera alla marina
cui il sensal dalla bilancia falsa moneta iniqua
darà al fin di una giornata in agonia vissuta
l'atavico morso della fame rotto dei miseri
la dieta mezzo filon di pane e un cetriolo
spenta l'arsura della sete da bianca sospension
d'acqua piovana con polvere fine lì piovuta
per così di giorno in giorno l'agonia loro
prolungar di una dolorosa non vissuta vita.
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L'autore
giuseppe gianpaolo casarini
Nato a Milano il 25-04-1940 Residente a Binasco (MI) Pensionato Dr. in Chimica Industriale M.Sc. Specialista in Scienza e Tecnica dei Fenomeni di Corrosione
Commenti (1)
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Paolo Morganti26 agosto 2011
Leggo nella bellissima poesia la stessa sofferenza che provavo nel leggere Rosso malpelo di Giovanni Verga ove il maltrattamento subito dal ragazzo lavorante sfruttato e maltrattato nelle cave di rena rossa catanesi mi ritorna nella mente e con la poesia si fa ancora più forte il sentimento di compassione per degli onesti lavoranti sfruttati, e di odio verso biechi e timorati datori di pena e lavoro. Complimenti sentiti e la metto tra le mie preferite col segnalibro ed inoltre segnalo per la lettura veramente significativa.