Al poeta
Alessandro Labriola
270 poesie pubblicate
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L'orafo annoiato del tempo, fonde
chiarori passivi e gioie astratte:
dichiaratosi al sole, gemono preziose
le sue genti e Lui, non è che un misero
passeggero sposato con la duna e col mare,
dichiarato alla marea di mezzanotte.
Aleggia un po' l'amarezza nel suo incedere
con immense fornaci in periferia;
un quadrivio di luci - cartelli per l'alba
la foresta a notte fonda di cristallo,
l'erba viscida metallica e fredda
rotolarsi! Crogiolarsi nelle spine:
è svelata la saggezza!
Rifiuta di farsi uomo,
chi infine lo punirà? Ora sguazza nelle fosse
beve dai dirupi, s'infiamma e si stordisce
- nel sogno è così ardentemente invincibile!
lo seduce, sempre loquace, e non gli importa
- sostituto di troppe carezze, Voi compagne strascicate
di vesti macchiate, mascherate un po'
la Sua infamia!
il resto è povertà inaudita
- e pienezza di vita
Chiunque non fosse come Lui
usava pregare ogni sera
al plenilunio d'acanto:
l'amore.
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L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (3)
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In Venere veritas3 settembre 2011
a volte mi ricordi foscolo. oggi con quelle "genti" mi sei molto vate, in senso antico... chissà da dove nasce questa tua sensibilità così universalizzante... eppure concludi sempre in modo tronco, a lasciar l'amaro in bocca. usi le parole, un modo antiquato, in modo così personale, così ricercato eppure fresco. complimenti
C
Citarei Loretta Margherita3 settembre 2011
molto originale . versi molto intensi, complimenti, apprezzatissima
Arcangelo Galante21 giugno 2012
Un'alchimia d'amore, tra il poeta e la vita, che avviene grazie al rifiuto di divenire uomo simile agli altri, ma che, vivendo ciò che sente, rende prezioso l'incontro da cui scaturisce l'arcana trasformazione. Molto gradita, nella sua unicità. Un testo da segnalare senza alcun ombra di dubbio!


