- Io, ti chiamo Morte -
Stefano Drakul Canepa
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Le lune nere
sulle grandi ali
di un mattino
Ti vedo ogni mattina, con le vesti nere
ed il respiro di chi ha vagato le notti
in cerca di vento, con le mani fragili
sul ritmo del tempo a tremare il giorno.
Ti vedo e ti parlo, dimentico del soffio
e della paura di un mistero che è immoto
e immobile sul fondo del mio cuore morto,
a crogiuolo del mio unico, grande inganno.
Una volta mi hai risposto ed io, incredulo
di un solo, funebre lenzuolo già pronto
per avvolgere tutte le mie emozioni,
gioie e delusioni ho esitato nel mio petto.
"Non son qui per la tua ora ma sui bordi
dell'aurora per danzare le tue note
perché tu non hai paura del mio tocco
e della sorte, tu non mi chiamerai Morte"
Ti vedo e ti sogno fino da quel giorno,
io che del dolore ho composto un sole
e con le mie parole faccio ricamo al fiume.
Sulle notti, sulle corde, io ti chiamo Morte.
Ti vedo ed ogni notte io, muoio nel cuore.
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L'autore
Stefano Drakul Canepa
Commenti (1)
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Ylenia Bagato13 settembre 2011
Una poesia intensa, ben scritta, armoniosa. Ricorda le ballate sulla morte dei secoli addietro. Pur trattando un argomento così delicato, hai saputo dare quel tocco che ti appartiene come poeta. I miei sinceri complimenti.

