Leggendoti

Non scrivo diari, neppure privati. Meno che meno lo sono i miei testi. Qualcosa di me lo troverete, inevitabilmente, ma sono forme del pensiero che provano a sorpassare le mie per andare oltre.
Commenti (4)
Ho riletto la poesia di Manocchia e l'ho apprezzata ancora una volta: non credo però che "quelle penultime parole" siano un bisogno d'assoluto, più probabilmente di nulla, e basta. Ci sarà anche tanto da vedere, da fare, da subire anche, in questo "nostro termitaio", ma, appunto, è questione di punti di vista: c'è chi ha gli occhi asimmetrici e chi no, c'è poco da fare. Il titolo e la nota mi hanno ricordato la raccolta poetica di franco fortini, "traducendo berchet", anche se non c'azzecca nulla! In ogni caso, ho apprezzato anche questa tua, amara, anche se troppo legata alla sua poesia ispiratrice: impossibile leggerla da sola. Mi correggo: impossibile capirla appieno leggendola da sola!
io l'ho letta a sè stante. bella la cosa degli occhi sbilenchi, proprio da insetto.
Ho letto la poesia (bellissima e desolata) di Manocchia a cui si riferisce l'autrice ma questa sua si può leggere, a mio avviso, anche a prescindere da quella. Le "penultime parole", a esempio, sono quelle in cui tutti rivelano il bisogno d'assoluto, a maggior ragione quando invocano il suo contrario, il nulla, delusi dalla consapevolezza, esatta o meno, della aleatorietà del primo. E così anche il resto della poesia può parlare dell'esperienza di chiunque, di chiunque si soffermi per qualche istante terribile a riflettere sul proprio destino. Efficace immagine e profonda quella dello "sguardo asimmetrico". Lo accoppierò, ampliandolo, al mio "sguardo musico".
"leggendoti" è un volo. La scoperta di un punto nel ricamo che capovolge linee d'orizzonte. Tutta la poesia di Amara si affida a una presa. Un toccare lieve di occhi. L'asimmetria è un dono.




