L'uomo del duemila
Mi chiedo quanto arduo sia,
essere un uomo nel duemila
Che dure prove, che atti di coraggio, attendon costui
quanta pazienza, e quanta tempra che ci vuole
Non più semplici ed eroiche imprese di guerra mondiale
O banali ed epiche battaglie di partiti e sindacati
Non più sterili lotte per i diritti
Ne coraggiose ed insipide iniziative contro i delinquenti
Tutt'altro affronta, l'uomo del duemila.
Un genitore che fu meccanico, un fratello che fu ragioniere
La famiglia cresciuta in bianco e nero
da un secolo, a tratti troppo antico
non si può capire cosa prova, l'uomo del duemila,
Quando guarda l'auto che non può permettersi
Quando vive tra chi lo giudica per come veste
E chi lo condanna per quanto lavora.
Chissà se ci pensa mai, l'uomo del duemila,
a quanto sarebbe stato più facile vivere altrove
in secoli di guerra, di lotta, di boom.
Chissà se chi lo cresce pensa mai, all'uomo del duemila
non come un essere viziato nella bambagia
ma piuttosto come ad un uomo in gabbia, dalla realtà drogata.
Chissà quanti di quei grandi lavoratori del dopoguerra
sarebbero oggi in una vasca da bagno
con la lama tra le vene, con la vita sottoterra.
Chissà quanti sarebbero in grado di accettare
la realtà dura, immane, inverosimile, paradossale
dell'uomo del duemila.
©
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