L'uomo del fischietto (come eravamo)
Carlo Fracassi
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Non ero che un bambinetto
allorquando m'acquattavo,
dietro la porta della stanza,
senza destar alcun sospetto
ed anche privo di creanza,
ad ascoltar di sera,
nelle notti orbate
della luna che non c'era,
i racconti della veglia al focolare,
udendo lì il raccontare
di ectoplasmi, orchi e nani,
di fantasmi e ciarlatani,
ma il racconto prediletto
e più avvincente
era quello di una certa Dada
che nel parlar biascicava
come a franger biada;
il suo tema è presto detto:
era l'uomo del fischietto.
Nelle notti a primavera,
all'improvviso ed ogni sera
quando la giovine pulzella
s'apprestava a rincasare,
giacché giunto l'imbrunire,
ella udiva uno strano cinguettare,
come d'implume il pigolare.
Si trattava indubbiamente
di un ignoto spasimante
mai scoperto in flagrante,
ed anche se il fatto in sé
appariva inconsistente,
il brivido che la donna
avvertiva in corpo e mente
era di natura coinvolgente
ed assai preoccupante.
Fu così
che feci pipì seduta stante,
come se dal mio basso ventre
sgorgasse chiara acqua di sorgente.
Fu così
che in futuro
sentendo fischiare all'imbrunire,
la pelle mi s'accapponava
fin'a impazzire.
Solo più tardi, ormai ragazzo,
nel leggere le opere
di Hoffmann e Freud
capii a razzo e finalmente
che non ero invero deficiente
ad impallidir proprio per niente
e che da quel mondo
di certi "grandi adulti",
che da "giganti"
poi mi parver nani,
era un gran bene restarsene
il più possibile lontani!
🌐
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L'autore
Carlo Fracassi
Sono orso e socievole, allegro ed ombroso, romantico e cinico. Nella vita non si ama una volta sola ed ho una speciale vocazione per l’amore platonico. Cerco ancora la donna del sogno ma l’aspetto senza uscire di casa. Inizialmente, scrivevo solo per amore, oggi lo faccio per ammazzare il tempo, sperando di prendere
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