Il fascino dell'abbandono
lucia curiale
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Su crepe muschiate
impavido si arrampica.
Silenti rimestii
squarcia di improvvisi guizzi.
Vita che richiama echi di familiarità.
Vuoto a perdere
il fulcro delle attività sonnecchia
e sembra voglia dire:
è giunta la mia fine.
Tortuosi rami secchi
si dipanano da esso.
Nessun seguito,
nessun frutto.
E alla base di ogni diramazione,
un cerchio...
Un tempo espressione di caos e
movimento.
Davanzali sfioriti,
usci sgarrupati.
Tutt'intorno,
malefico, regna l'incolto.
Pezzi di cielo
lasciati a morir per terra,
dove di tanto in tanto,
coraggiosa,
un nuvola si ferma a far compagnia.
E poi altro ancora...
Un silenzio che è frastuono.
E' il ricordo.
Poi, d'improvviso,
un bianco e nero.
L'angolo a proteggersi,
si affaccia.
Mira l'aria,
scruta i sensi,
si lascia avvicinare.
Superstite inconsueto,
di recente lignaggio.
Una mano a protezione,
il suo rifugio sarà degno.
E mentre dal mio vetro,
lascio allontanarsi quel tacito consenso
di nulla e vuoto,
mi volto ancora indietro:
Il fascino dell'abbandono
mi ha nuovamente rapito.
©
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L'autore
lucia curiale
Nata in Puglia, Foggia, il 3 dicembre 1968. La poesia è come un'aria che muove e smuove. "E' la sorpresa, la meraviglia di un qualcosa che accade o è già accaduto ma ci appare comunque nuovo e necessita di chiarimento." (cit) La poesia è anche fiato, respiro, vita... E come tale è per tutti, è di tutti. La poesi
Commenti (1)
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Nadia Mazzocco27 settembre 2011
Toccante ma veramente tanto questa lirica! E mi piace immensamente "Pezzi di cielo/lasciati a morir per terra,/dove di tanto in tanto,/coraggiosa,/una nuvola si ferma a far compagnia." Molto molto bella!

