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Sociale 29 settembre 2011 · lettura 4 min · 1023 letture

Lo spreco dei vent'anni

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Christian Iacomucci 12 poesie pubblicate
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Infine è giunta, impeccabile dalla speranza a raduno chiamata perfetta di gesto e disegno di vezzi adornata e d'uniformi in gran stile: Infine, a parata è sfilata che gli alamari già scioglie già sgonfia della speranza riposta ma tronfia della certezza che mai esaudirà l'istanza cui è stata chiamata "Se di costruttivo nulla rimarrà nemmeno lasceremo nulla su cui tornare a costruire" È questo il vanto. ed eccoci signori di una terra di giocattoli gravida di scatole superflue Anonimi depositari espositori delle brame rivelate da pseudonimi sogni che vivono di elettricità Quest'epoca dal privilegio fecondata ibrida astenuta, partorita s'un trespolo all'ora dell'aperitivo e per nutrice, e per maestri gli applausi del pubblico domenicale Regressione in clima di progresso respira la giusta temperatura Tutto è al posto giusto ma niente per il giusto verso Soddisfa la voglia prima di avvertirne il bisogno Non darti la pena di inventarti il tuo sogno convinciti di essere stato preceduto Voi che ancora attendete il premio che coroni la vostra rivalsa mai intrapresa l'astinenza precorre la morte Multipli di maschere adoranti nell'agio lobotomizzato la volgarità del niente Astemi bevitori di certezze Mediocri nell'attesa del pronostico Riceviamo e rimbalziamo destini l'accettiamo ineluttabile cercandolo però assicurato dall'artista delle effemeridi seduto s'una luna di superstizione Questa gloria ad ore da falsi eroi scandite, questo rincorrere il vuoto per riempire dell'oggi il vuoto "Se si acquisisce merito in un bagno di perline consacranti e una posa serigrafica con espressione altera più semplice è comprarlo" sbattuta sul traguardo da un pegno di lattice coperto che riempia de la gavetta i buchi con le spinte adatte, Sei giovane e bella allora tutto ti è dovuto sei giovane, bello la tua boria riflessa lungo le vetrine del corso, specchio insilato dentro l'insipienza, gli occhi scollegati dal resto "dimmi cosa vorrei essere, io non lo so più" Entusiasta ch'eri d'esser sveglio non vuoi che riaddormentarti adesso? "troppo è il vuoto da dissimulare" Diadochi del vacuo Ereditieri senza nervo Elargitori di apriorismi Questa è l'inerzia che si perpetra finché la voglia non è spenta e assieme alla parola cessa Regime di lustrini parafango democratico reclutazione spontanea eccelsa di carne adatta Viviamo facili nei nostri Certamente Sorvoliamo e rimandiamo placidi Aspettiamo d'essere sazi dei dolori evitati Attendiamo una qualche incombenza che c'incoraggi una qualche urgenza che sproni Rivendichiamo una libertà il cui significato sta soltanto nel vederla traboccare dalle tasche Seguitiamo a tener fede ai pronostici Ansimando la nostra metà di là dello schermo Siamo realizzati se rincorriamo un disdoro vestito da chimera Se barattiamo un orifizio con tutta la stima che può starci nel naso Viviamo col consenso puntelliamo d'intercalari la ricerca di un'argomentazione vecchia e già trovata Proni sul consenso Moriamo rinunciando in opinioni ereditate silicone pompato nella perfidia lievitandola per renderla il giorno che verrà meno l'utilità della rabbia Perché farvi del male giovani impresari del giorno a venire futuro ipotecato racchiuso in morbidi abitacoli allacciati per la perenne sosta teorema o speziale fa lo stesso Gaudenti della perfetta vita Tiratardi dell'ora lieta c'è da mettere in preventivo sin d'ora la totale dedizione nostra all'astensione immobile delegando le responsabilità non avvertiamo colpe in realtà nemmeno ce ne importa la bieca connivenza da filtrarsi e usare come combustibile per il quieto clima che aleggia nei quartieri bene ti cerco quando è tardi ti spreco se ti trovo e tante frustrazioni quante può contenerne il tuo orgoglio ? Ma no, invero dal disinteresse imbalsamati già morti e disinteressati, esteriormente gli occhi lucidi e internamente indifferenti lasceremo a testimonianza ciò che si poteva e non è stato fatto rimarranno architetture di profumo ed edonismo edificate dall'ignavia le piramidi di questa nostra intraprendenza un'alzata di spalle come standard d'intenti, l'azione giusta per fornire precise le misure per il legno a riceverci un paradiso abusivo annesso a una discarica l'Antico inferno è immeritato
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L'autore
Christian Iacomucci

Li porti male i tuoi trent’anni. Ne ho 26. Ne dimostri quarantasei. A volte me li sento. Ecco, a parlar così ne dimostri sedici. Simpatica. E che faresti? Scrivo. Ah, scrivi. E cosa. Poesie, racconti, cose così. Adesso ne dimostri sei. Un po’ infantile no? Cosa. Poesie. Magari d’amore. Anche. E quando avresti iniziato

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