Lo spreco dei vent'anni
Infine è giunta, impeccabile
dalla speranza a raduno chiamata
perfetta di gesto e disegno
di vezzi adornata
e d'uniformi in gran stile:
Infine, a parata è sfilata
che gli alamari già scioglie
già sgonfia della speranza riposta
ma tronfia della certezza
che mai esaudirà
l'istanza cui è stata chiamata
"Se di costruttivo
nulla rimarrà
nemmeno lasceremo nulla
su cui tornare a costruire"
È questo il vanto.
ed eccoci
signori di una terra di giocattoli
gravida di scatole superflue
Anonimi depositari espositori
delle brame rivelate da pseudonimi
sogni che vivono di elettricità
Quest'epoca dal privilegio fecondata
ibrida astenuta, partorita
s'un trespolo all'ora dell'aperitivo
e per nutrice, e per maestri
gli applausi del pubblico domenicale
Regressione in clima di progresso
respira la giusta temperatura
Tutto è al posto giusto
ma niente per il giusto verso
Soddisfa la voglia
prima di avvertirne il bisogno
Non darti la pena
di inventarti il tuo sogno
convinciti di essere stato preceduto
Voi che ancora attendete
il premio che coroni
la vostra rivalsa
mai intrapresa
l'astinenza precorre la morte
Multipli di maschere adoranti
nell'agio lobotomizzato
la volgarità
del niente
Astemi bevitori di certezze
Mediocri nell'attesa del pronostico
Riceviamo
e rimbalziamo
destini
l'accettiamo ineluttabile
cercandolo però assicurato
dall'artista delle effemeridi
seduto s'una luna di superstizione
Questa gloria ad ore
da falsi eroi scandite,
questo rincorrere il vuoto
per riempire dell'oggi il vuoto
"Se si acquisisce merito
in un bagno di perline consacranti
e una posa serigrafica
con espressione altera
più semplice è comprarlo"
sbattuta sul traguardo
da un pegno di lattice coperto
che riempia de la gavetta i buchi
con le spinte adatte,
Sei giovane e bella
allora tutto ti è dovuto
sei giovane, bello
la tua boria riflessa
lungo le vetrine del corso,
specchio insilato
dentro l'insipienza,
gli occhi scollegati dal resto
"dimmi cosa vorrei essere,
io non lo so più"
Entusiasta ch'eri d'esser sveglio
non vuoi che riaddormentarti adesso?
"troppo è il vuoto da dissimulare"
Diadochi del vacuo
Ereditieri senza nervo
Elargitori di apriorismi
Questa è l'inerzia che si perpetra
finché la voglia non è spenta
e assieme alla parola cessa
Regime di lustrini
parafango democratico
reclutazione spontanea eccelsa
di carne adatta
Viviamo facili nei nostri
Certamente
Sorvoliamo e rimandiamo placidi
Aspettiamo d'essere sazi
dei dolori evitati
Attendiamo
una qualche incombenza
che c'incoraggi
una qualche
urgenza che sproni
Rivendichiamo una libertà
il cui significato
sta soltanto nel vederla
traboccare dalle tasche
Seguitiamo a tener fede
ai pronostici
Ansimando
la nostra metà
di là dello schermo
Siamo realizzati
se rincorriamo un disdoro
vestito da chimera
Se barattiamo un orifizio
con tutta la stima
che può starci nel naso
Viviamo col consenso
puntelliamo d'intercalari
la ricerca di un'argomentazione
vecchia e già trovata
Proni sul consenso
Moriamo rinunciando
in opinioni ereditate
silicone pompato nella perfidia
lievitandola per renderla
il giorno che verrà meno
l'utilità della rabbia
Perché farvi del male
giovani impresari del giorno a venire
futuro ipotecato racchiuso
in morbidi abitacoli
allacciati per la perenne sosta
teorema o speziale
fa lo stesso
Gaudenti della perfetta vita
Tiratardi dell'ora lieta
c'è da mettere in preventivo
sin d'ora
la totale dedizione nostra
all'astensione immobile
delegando le responsabilità
non avvertiamo colpe
in realtà
nemmeno ce ne importa
la bieca connivenza
da filtrarsi
e usare come combustibile
per il quieto clima
che aleggia nei quartieri bene
ti cerco
quando è tardi
ti spreco
se ti trovo
e tante frustrazioni
quante può contenerne
il tuo orgoglio
?
Ma no, invero
dal disinteresse imbalsamati
già morti e disinteressati,
esteriormente gli occhi lucidi
e internamente indifferenti
lasceremo a testimonianza
ciò che si poteva
e non è stato fatto
rimarranno architetture
di profumo ed edonismo
edificate dall'ignavia
le piramidi di questa nostra
intraprendenza
un'alzata di spalle
come standard d'intenti,
l'azione giusta per
fornire precise
le misure per il legno
a riceverci
un paradiso abusivo
annesso a una discarica
l'Antico inferno è immeritato
©
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L'autore
Christian Iacomucci
Li porti male i tuoi trent’anni. Ne ho 26. Ne dimostri quarantasei. A volte me li sento. Ecco, a parlar così ne dimostri sedici. Simpatica. E che faresti? Scrivo. Ah, scrivi. E cosa. Poesie, racconti, cose così. Adesso ne dimostri sei. Un po’ infantile no? Cosa. Poesie. Magari d’amore. Anche. E quando avresti iniziato
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