Leggera, come la febbre, la pioggia
Giorgia Spurio
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Perché dici che fu solo un segreto.
Perché giustizi sulle mie labbra tutti i tuoi baci.
Perché lanci parole senza ferirti le mani.
E a volte hai paura di guardare
la mia bocca, e i sussurri
che serrano i denti,
come quel bacio,
una sera addormentato
-più per l'alcool-, sul divano,
come un gatto fradicio
dalla pioggia malconcio.
Che sia solo un segreto allora,
il posar le mani sulle tue dita
per coprirti poi le ciglia,
per sferrarti ingenui capricci
e rapirti via,
rapinarti tutti gli incubi.
Sgattaiolare via, prima che si aprano tutte le porte,
tutte le persiane, prima che la notte venga raggiunta dal sole,
per portar nella mano un solo cenno,
una lettera detta –farfugliando- nella notte,
anche solo "un ti amo immaginario"
mentre le coperte le rimboccavo,
e ti guardavo i piedi,
quegli stivali neri e di finta pelle,
mezzi lacerati –come i miei occhi-
e mezzi intatti –come i momenti-.
Un inconsapevole bacio sulla fronte,
per dirti senza voce il posar la pelle
sui jeans, e l'attrito dei polpastrelli raggrinziti
sui polsini e la camicia umida.
Un tender la schiena sulla superficie
per sentir la febbre, o il tremolio delle palpebre
e infine accoccolarmi lì, nell'angolo,
solo per l'odore della pioggia
posata silenziosa sulle tue guance,
lungo la gola, e il contorno rosa
dei margini e i lineamenti che socchiudono
i cigolii tra le comete
e il loro spegnersi tra le ombre, e i loro capelli.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Hermetic Lunacy4 ottobre 2011
soffici e delicati, versi leggeri che dolcemente rimboccano di poesia le pupille

