Per paesi dormienti, io mi incammino
All'alba di un nuovo giorno
mi incammino per paesi dormienti:
valli, pianure,
terre rosse, brulle,
terre di nessuno.
Cammino senza mai sostare.
Incespico, cado, mi rialzo, riprendo.
La meta è troppo lunga
ed io ho già le scarpe rotte,
i piedi insanguinati,
il vestito rosso di broccato imbrattato,
il cuore flagellato,
il corpo affranto avvolto
in un sudario di dolore.
Ho tanta voglia
di arrivare lassù,
poter cercarti,
allungare le mie braccia,
stringerti,
rammendare le ferite
dell'anima tua,
seppellire gli affanni
nelle anse di un fiume.
Ma altre stagioni passeranno
prima che il mio
passo stanco arrivi fin lassù;
ed io intanto mi consolo
nel sentire il canto dei pastori,
il dolce suono della cornamusa
nella lontana valle,
il camminare frettoloso
e il fiato ansimante
di un viandante,
il respiro del vento africano.
Tu,
insegnami ancora una volta a sorridere,
a sorvolare con le ali di una farfalla
spazi infiniti,
e a sognare chimere
di smeraldi e rubini;
ed io,
di notte,
ti porterò sulla spiaggia
a guardare la luce intermittente del faro,
a cercare tra le costellazioni
Orione,
la stella più bella e più luminosa,
e ad aspettare insieme
l'alba di un nuovo giorno.
©
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