Pira
Alessandro Labriola
270 poesie pubblicate
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Si levasse ancora l'ode spicciola delle gramigne,
o la vertigine!
Sorgesse l'arpeggio delle primavere che serbo,
estranee alle stagioni del mondo
- sarebbe innaturale una così frivola fuga
infatti, melodie senza requie e beltà fulve
galoppanti, scattanti selvaggiamente ostinate
in riti pagani di schiuma gorgogliante... mi circondano!
Il mio popolo: folli e pazzi!
Alla mercè d'ideali stravolti,
abominii di questa o quell'epoca.
Come il tempo stringe l'iride splendido dei bimbi
- altrettante lacrime congela
nega qualsiasi luce: un battesimo tiepido
nudo al pianto, alle rose per questo esile spirito
aggrovigliato all'edera dai roghi eterni;
ombra perenne e sterile cenere:
queste sono le prelibatezze e la "fonte"
quando la mente come fiori grami cede
assaporando il dolore (che può assuefare)
per chi non ha fuochi da ardere nei bazaar di lusso;
orizzonti vaghi, istinti impoveriti dall'abuso
paradisi ormai svenduti - sommergersi
vivere, respirare e mangiare amenità scorse.
-
Oggi sono stato sconfitto
così come le ragioni inutili, soffocate
di crusca e intolleranza. Non sono che un uomo
privo del suo miracolo più grande: senno (e sogno)
Gli "amici" hanno solamente sparso
indifferenze flebili, refoli idioti d'ore innocue,
povertà d' Attimi costosi...
destini limpidi fino alla noia.
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L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (1)
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EnzoL12 ottobre 2011
già... i nostri popoli, coltivate speranze frantumate... sogni e demoni antichi e moderni... siamo carne che brucia senza un motivo preciso... e che svuota la sua 'umanita' nei roghi per accecare con la fiamma... bagliore che dura poco e che lascia il tempo che trova (forse)... un testo prezioso... veramente ben scritto e ricco di cuore...

