Di Te

Ieri t' aspettavo,
inerme sul giaciglio,
scucita da un filo di barlume
che fulgido, mi ghermiva dentro
come un fuso che penetra l'anima.
T' aspettavo triste,
e come una magnolia
fiorivo, quando la tua mano
baciava il gemito di un cielo invernale:
uggioso, plumbeo.
Inventavo, e t' aspettavo ancora,
disegnavo la tua calda bocca
naufraga tra le maree estrose
o il tuo palmo, ardito nell'abisso.
E le vene ribelli del tuo polso
bramavo di incontrare, nella
notte spenta
scolorita dalle stelle,
che respirava i nostri fiati tiepidi.
Affogavi il tormento nei
capelli sciolti, che intrecciavi
con i tuoi occhi languidi e
snodavi con svenevoli effusioni.
E mi scrollo dall'ammaliante sopore,
triste come una magnolia esile,
che t' aspettava ieri.
Che t' aspetta ancora.
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Commenti (3)
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Giorgio Casaburi3 novembre 2011
L'ho letta tutta di un fiato e sono rimasto senza fiato; travolgente ed elegante! !!
Andrea7 novembre 2011
Intensa e straordinaria. Bellissime le immagini ricche e profonde, specchi d'una sensibilità infuocata e dirompente. Dolcissima e struggente. I versi incantano e ammaliano. Complimenti
B
Barba22 novembre 2011
Bello sentire che l'amore può suscitare questi versi, così densi d'immagini, questa musica di dettagli: "e le vene ribelli del tuo polso, bramavo d'incontrare". Incisiva ed efficace la chiusa.


