Gocce di pioggia all'improvviso
estro non diede beltà
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Altera statua bianca,
all'ingresso d'una mostra,
pupilla triste, di avventure stanca,
lancia lampi di gioia, attraenti luci di giostra.
Scorgo nel profondo
del pozzo un gatto ferito, nero,
raggomitolato, impaurito dal mondo,
lancia urla silenziose, non mi crede sincero.
S'avvicina a passo felpato,
una metamorfosi incredibile,
in un dolce bacio si è trasformato,
l'amore l'ha afferrato, un braccio invisibile.
Si pianta nel mio cuore,
entra nel circuito sanguigno pulsionale,
le corde fa vibrare della mia anima con furore,
emettono melodie carnali, onde d'attrazione bestiale.
Gli occhi negli occhi,
parole senza senso abborracciate,
nudi tra la gente, con la faccia da sciocchi,
ci immaginiamo appagati, nelle future sudate nottate.
Poi gocce di pioggia sul foglio,
distruggono queste appassionate rime,
rimangono nella mente le parole: “amore mio ti voglio!”
lasciano aloni tra le righe li tocco come fossero di te profumate lacrime.
©
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L'autore
estro non diede beltà
Se sei bravo puoi scoprire chi sono anagrammando il mio pseudonimo. Se non sei interessato è lo stesso. Un aiutino per chi vuole scoprirlo: L'Europa prega e lavora con sobrietà, mentre Parigi colta e mondana mostra del mio viso l'ambiguità, icona, della geniale creatività italiana.
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