Uomini di latta
Ombre inghiottite,
nel ricordo di un terrore
odor nervino e senza uscita,
rimembrano alle ormai fragili dita
di mani colpevoli,
note dissonanti di un lugubre coro di lamenti,
un antico orgoglio appeso
al petto di un mostro.
Un uomo divenuto mostro,
un mostro ancora da svezzare tuttavia,
sedici anni e la passione per il piombo dei soldatini,
lui che l'amava la guerra,
lui che la vinceva con il luccichio degli occhi,
con la lucentezza delle pistole
dei suoi piccoli uomini di latta.
Le pupille si bagnano ancora adesso,
mentre sogno la libertà
nel cielo umido della tristezza,
e constringo il pianto
alla manica di una logora divisa.
Tra gli odori familiari del whiskey e della polvere da sparo,
racconto di una babilonia selvaggia e impunita,
di un Dio forse troppo impegnato
e di un generazione che ha pagato con l'anima,
la sola scelta di esser nata.
Ripenso ai ciottoli lasciati a casa,
ai soldatini ormai arruginiti,
dal dolore e dal tempo,
come me,
che di latta non avevo le carni,
ma il cuore dell'assasino.
©
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