Profumo di stiva
Francesco Paolo
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Ricordi il diluvio che
fischiava alle finestre?
I centesimi sordi alle
macchinette, la fretta,
l'amabile fretta di tornare
sui banchi ancora corrucciati.
Avevo voglia di scaldarti
la mano, in piedi davanti
al più odioso professore
che già ci consumava.
Ricordi il mio occhio gonfio,
la palestra smunta di ceneri?
Quante volte ti ho scritto
da lì, infliggendo singhiozzi
alla penna che di te amava
l'ombra sempre svelta.
Ti cercavo negli imbuti
dei bagni, fra le pantomime
degli eterni operai a lavoro,
e ti seguivo come l'afa
ti rincorrevo nei passaggi
divelti.
Ancora una lettera, uno sguardo
poi niente.
Ricordi di che ti sei stancata?
perché sono cambiato?
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Francesco Paolo
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