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Riflessioni 5 novembre 2011 · lettura 1 min · 559 letture

Ottobre

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Quanti ricordi mi hai portato via quanta vita e quanta speranza hai tolto a quella gente su quelle terre irte su quelle scogliere immense ci camminai bambino resero forti le mie gambe si abituò a guardar lontano la mia mente su quel mare ove l’orizzonte la vista non raggiunge quel giorno quando la natura volle punire l’uomo lo sentii il suo grido da lontano la sentii affogar nel fango la sua voce come una madre che un figlio chiama prima che l’ultimo respiro l’abbandoni e a te padre dei padri che del dolore di una morte tu ne hai fatto un dono ci hai regalato un figlio e una certezza può morire un cuore ma l’amore resta
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quante cose sono successe in questo ottobre, la nostra Italia, sempre più messa alla prova, da una politica che ci ha messo alla gogna, da una natura che gli errori dell'uomo non perdona, dalla morte di un ragazzo, che ci ha insegnato tanto, o almeno è questa la speranza, per far sì che non sia morto invano. Ci son cresciuto su quelle 5 terre devastate, che ho sempre dentro al cuore e che oggi piango insieme a tanta gente.

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Commenti (1)

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Antonella Scamarda6 novembre 2011

"Una natura che gli errori dell'uomo non perdona"dice l'Autore, ed è così.La Natura non è maligna è selvaggia, e più selvaggi di Lei siamo noi che la violentiamo nel tentativo di domarla. Non è del cielo o della terra che dobbiamo avere paura, ma di noi stessi che lasciamo il nostro destino in mano ai pochi, a quel terzo di mondo che ha l'unica cosa che conta... i soldi. Tra questi versi c'è L'Umano, raro oggi, quello vero, che "sente".Quello che ama e si duole per la propria Terra, che spera che l'esempio, positivo, di una giovane vita spezzata vinca sull'apparente vanità della sua morte. C'è sincera condivisione. E'strano come siamo capaci di commuoverci davanti a tanta sofferenza mediatica e lasciare, quasi inosservate, tali riflessioni...