Allegorie d'ombra
Alessandro Labriola
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Mangrovie sbilenche,
tempo rubato a questa voce e
attirato nelle mattine di festa
scivolando nella parodia Domenicale;
nei dì in processione ritta,
se ne sta, il mio esile spirito contratto e trafitto
fuori dalla bolgia sentimentale - fino
alle taverne mostruse di piscio e canapa.
Allegoria riproposta infinite volte
e intransigenti spasmi dal sole vacuo:
rubavano quel poco calore che infatti
rifletteva solo ignobili smorfie; al mio fatiscente meriggio
era già notte inoltrata:
le esili fantasie scomparivano nella reggia di selce,
alla realtà dei fatti - o forse
ad un relitto ancor più ancorato;
alle puerilità sensibili del cuore,
del ricordo: ancora dimostrando al rimorso
di aver fede cieca nella solitudine, nel divorzio dal mondo.
Questo rifiuto di unirmi alle danze
avrebbe condotto ogni indulgenza
lontano negli ovili d'aceto - negli ulivi piangevo
coperto dall'orgoglio e la tromba.
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L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (2)
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EnzoL8 novembre 2011
ci percepisco una giornata di vita meccanica, un vivere un contesto processione' che più non appartiene all'autore, che se ne distanzia in modo cerebrale... non riuscendo più a trovare conforto in talune pratiche massive... come potrebbe una persona gioire di una festa popolare se in primis dentro di se non ha più nulla da festeggiare... oppure nulla più da mescolare in quelle credenze illusorie ...ormai scoperto gioco... finita la magia... ottima
In Venere veritas8 novembre 2011
questa è un tantino come dire, autolesionista. come tagliarsi i polsi con l'ossidiana nera... immagini di sangue, gocce forse veli di rosso sul nero lucido. c'è qualcosa di un pelo selvaggio e quieto, come una morte annunciata, qui.


