Depu (o) ratore
Saverio Chiti
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C’era malsano odore
sotto le finestre del mio sobborgo,
tutto moriva nel far del giorno
e non cresceva più erba, tutt’attorno.
Mi sentivo alla gogna in casa mia,
per manto ai miei piedi, avevo un prato di fogna.
Quando arrivava caldo,
come in un girone infernale
ci sentivamo svenire,
tanto era il puzzo nell’aria
che dal cielo, lento saliva via.
C’è ora un depuratore
davanti alla mia casa,
di quelli grandi, industriali
con le vasche ampie
e le grate di scolo, nei canali.
Ma ciò che mi preoccupa
è il compenso da me pagato,
senza aver in cambio un domani purificato.
Scorreva un fiume qui accanto,
dove fluiva lenta, una latrina
e la mia famiglia, vi era vicina.
Ma tu non hai mai bussato a casa mia,
sai, io ti avrei risposto...
tu con tutto il potere preposto
mi hai già recluso come vuoi.
Solo perché, son l’oratore della causa
contro la tua agenzia,
che troppo poco sa di me e di noi.
C’è ora un velo di polvere,
in casa mia.
Io... non abito più lì,
preferisco la solitudine del mio podere
anziché la tua estrema esalazione,
a farmi compagnia.
©
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L'autore
Saverio Chiti
“ Gli uomini stolti si perdono ai confini della ragione, e spesso è nella follia, che trovano rifugio “ non so se faccio parte dei primi, e quindi ancor oggi vivo la mia ragione d'essere, oppure il mio Essere trova rifugio nella pacata follia del domani... nel dubbio, mi cibo d'ogni essenza... amo riflettere ad
Commenti (1)
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Giovanni Chianese25 novembre 2011
Una battaglia vinta in versi scorrevolmente belli, ora in quella casa si ritorna a respirare la natura, esalazioni di gioia hanno vinto la guerra del degrado nauseabondo.

