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Introspezione 20 novembre 2011 · lettura 1 min · 2052 letture

Il mio bambino

Alessandro Labriola 270 poesie pubblicate
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Ho avuto il coraggio di rotolarmi ancora in quelle pozze di limo, farmi ricrescere unghie e capelli - volteggiare attorno ai fuochi del mattino correre per boschi ciechi e imbevuti della mia passione ruggente - gridata per vendetta agitando le fiere nelle tane, e spaventando arbusti offesi dalla mia rinata folgore. I balzi, le giravolte: quelle capriole di nuovo! Lo sguardo severo dei pioppi; la ridicola illusione di un Tempo, il cui fervore è scemato e la gioia ormai preclusa; ciò che stavo cercando: l'Infanzia, la imitai facendomene una ragione. - anche ora, in segreto non stringo che quel bimbo: il fragile petto ed il flebile battito.
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Alessandro Labriola
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Commenti (5)

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EnzoL20 novembre 2011

quanta dolcezza in queste parole, e quanta malinconia a leggerti caro autore... riscoprire se pur con coraggio quei giochi, quelle urla di delirio infantile, rotolandosi giocando e ridendo... credo di aver bene inteso il tuo dire... quella promessa che nasceva tra i prati, nei cortili che s'infrange lasciando solo un amarezza a volte indescrivibile io la conosco bene... e spesso e nello riscoprirsi ancora cosi fragili e bimbi che si soffre ancor di più... forse perché quel tenero cuore lo si rivorrebbe in eterno... splendida nel comnponimento, fantastica anche la chiusa... da segnalare senza dubbio e grande plauso per te

Annamaria Barone20 novembre 2011

leggo questa splendida poesia ricca di passione ruggente e mi lascio trasportare nelle magnifiche descrizioni, che prendono, di pancia e di sangue. Non c'è rabbia ma la feroce gioia di vivere di chi non più fanciullo non ha dimenticato la forza di quel correre a piedi nudi ed urlare agli alberi ed al cielo la propria assoluta incredibile presenza! "Sono io"! e basta quello a gratificare la vita, a sentirsi colmati, a sentire di far parte di un piano misterioso che ci vede sempre protagonisti, capaci di respirare vento e mangiare sole, di bere pioggia e di correre fino a restare senza fiato. Una cavalcata, fantastica, ruggente prepotentemente viva!

Grazia Bianco20 novembre 2011

la tua melanconia respira nei versi, l'infanzia che prepotente vuol rinascere. in un bambino che sa d'essere. Ricordi assillanti e sensazioni invadenti ...

Laura Maira20 novembre 2011

Il dolore dell'infanzia perduta in questi versi delicati e ricchi dipinti con toni struggenti e metafore perfette. Sentita e vibrante, bellissima. Complimenti e grazie per condividere e regalare emozioni Poeta

Santina Papa21 giugno 2013

Ogni verso trasuda un'infinita nostalgia per quel tempo spensierato, adesso che tutto pesa, adesso che tutto ci consuma ed in fretta, in quella piacevole oasi perduta troviamo la salvezza dell'anima, ciò vale anche se per pochi istanti per quest'anima che si aggrappa ad una manciata di felicità, lasciando così sempre aperto lo spiraglio del cuore al ricordo... tutti ripetiamo gesti cari all'infanzia... ci stemperano l'amarezza della vita.