Cuori canuti
Antonio Filippelli
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A cosparger corpo
d'eternità con unguenti
miracolosi, a tirar pelle
come fosse un tamburo,
per arrestar il fiume del tempo
che detriti di rughe e acciacchi
si trascina dietro,
a fingere giovinezza
mostrando inutili abbronzature
che luccicano al sole
come vecchie pentole
appese al muro, ridar colore
a capelli divenuti cenere,
per schiaffeggiar volto
al cadenzar naturale che fa la vita,
con la sua ruota di destini,
con il suo alternar generazioni.
A violentar aspetto
con involucri di seta e velluto,
collane e lustrini per sconfigger
la paura del buio nel corridoio
che prepara l'ultima stanza.
A perder tempo
nel cesellar corazza,
a picchiar frettolosi colpi
col martello da scultore,
per un corpo immortale,
manco fossimo elleniche statue bianche,
si rischia di non avercelo il tempo
per prepararsi alla saggia pace finale,
alla quiete di quello spirito
che bardatura dovrebbe avere
per processioni di valori,
di vera bellezza, di vita.
A lucidar muscoli,
profumar pelli,
incipriar nasi e gote,
si sfibra l'anima,
incanutiscono i cuori.
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Antonio Filippelli
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