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Uomini 21 novembre 2011 · lettura 3 min · 1552 letture

La ballata di Eric il rosso*

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Claudio Toccafondi 268 poesie pubblicate
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Davvero ci fosse una terra selvaggia e ferace dove portare la bruna sua sposa rubata dalle caverne del piccolo popolo scuro: questo pensava nell’ombra della buia cabina seduto su drappi di lana vermiglia e dorata stringendo la spada affilata il monarca vichingo; chiamato sul ponte del drakkar dal vecchio nocchiere, sentiva sorpreso lontano un cantare di cori là dove le nebbie stagnanti sull’orlo del mondo si levano in nuvoli folti sospesi sull’onda che immensa si versa nel cielo dal mare Oceàno; sirene o demòni che attirano i creduli umani? Sobbalza nel petto del re innamorato il suo cuore sobbalza proteso e straziato da due desideri: trovare la terra dei sogni ove in pace regnare, tornare alla fredda Norvegia che infante lo vide; e nell’incertezza del fato si strugge la forza del re che si sente legato da funi mai viste. Ohimé, grande Thor, dov’è il tuo grande martello dov’è quel potere che certo da te mi spirava il pensare sì pronto, l’agire sì fiero, e poi il desiderio profondo che sì tanto lontano spingeva la prora del drakkar dal volto di drago? Che sorte si appronta e quale destino ci attende, è questo il cammino che Wotan il saggio ha indicato? O Loki il bugiardo una trappola ha teso a noi tutti? Intanto dall’orlo del mare, gradino del mondo, si staglia brumoso un profilo di dorso di lupo: ecco l’insidia appostata, ecco l’immane Fenhir! Nocchiere, rivolgi la prora e voi prodi remate lontano dal mostro che soffia al quale nessuna ascia di guerra né spada affilata può ardire di dare battaglia. Ma, sire, ascoltate, gli dice il vecchio nocchiere, guardate, alla fine del mare non giace la bestia affamata di fragile preda; quel profilo rivela una terra, un’isola forse, andiamo più oltre ed il viaggio compiamo che sempre abbiamo sperato e sognato, che sempre pregammo gli dei di lasciarci condurre. Lo ascolta il monarca: lui è il più fidato dei fidi, il suo occhio è sapiente: allora riguarda nel mare e gli sembra vedere le spume di grandi marosi che frangono a terra, che verde di grandi foreste ora vede vestita Sobbalza di gioia e richiama la sposa sul ponte. Ecco la Grün Land, annuncia, che sarà nuova patria: l’ardire silente che il fiero tuo popolo ha dato al tuo spirito indomito, al tuo animo guerriero, vivranno di nuovo nel figlio che porti ed ancora nei figli dei figli che qui reggeranno lo scettro. * Erik Thorvaldsson arrivò in Groenlandia nel 988, con 14 navi (su 25 partite dall’Islanda)
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L'autore
Claudio Toccafondi

Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo

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