La ballata di Eric il rosso*
Davvero ci fosse una terra selvaggia e ferace
dove portare la bruna sua sposa rubata
dalle caverne del piccolo popolo scuro:
questo pensava nell’ombra della buia cabina
seduto su drappi di lana vermiglia e dorata
stringendo la spada affilata il monarca vichingo;
chiamato sul ponte del drakkar dal vecchio nocchiere,
sentiva sorpreso lontano un cantare di cori
là dove le nebbie stagnanti sull’orlo del mondo
si levano in nuvoli folti sospesi sull’onda
che immensa si versa nel cielo dal mare Oceàno;
sirene o demòni che attirano i creduli umani?
Sobbalza nel petto del re innamorato il suo cuore
sobbalza proteso e straziato da due desideri:
trovare la terra dei sogni ove in pace regnare,
tornare alla fredda Norvegia che infante lo vide;
e nell’incertezza del fato si strugge la forza
del re che si sente legato da funi mai viste.
Ohimé, grande Thor, dov’è il tuo grande martello
dov’è quel potere che certo da te mi spirava
il pensare sì pronto, l’agire sì fiero, e poi
il desiderio profondo che sì tanto lontano
spingeva la prora del drakkar dal volto di drago?
Che sorte si appronta e quale destino ci attende,
è questo il cammino che Wotan il saggio ha indicato?
O Loki il bugiardo una trappola ha teso a noi tutti?
Intanto dall’orlo del mare, gradino del mondo,
si staglia brumoso un profilo di dorso di lupo:
ecco l’insidia appostata, ecco l’immane Fenhir!
Nocchiere, rivolgi la prora e voi prodi remate
lontano dal mostro che soffia al quale nessuna
ascia di guerra né spada affilata può ardire
di dare battaglia. Ma, sire, ascoltate, gli dice
il vecchio nocchiere, guardate, alla fine del mare
non giace la bestia affamata di fragile preda;
quel profilo rivela una terra, un’isola forse,
andiamo più oltre ed il viaggio compiamo che sempre
abbiamo sperato e sognato, che sempre pregammo
gli dei di lasciarci condurre. Lo ascolta il monarca:
lui è il più fidato dei fidi, il suo occhio è sapiente:
allora riguarda nel mare e gli sembra vedere
le spume di grandi marosi che frangono a terra,
che verde di grandi foreste ora vede vestita
Sobbalza di gioia e richiama la sposa sul ponte.
Ecco la Grün Land, annuncia, che sarà nuova patria:
l’ardire silente che il fiero tuo popolo ha dato
al tuo spirito indomito, al tuo animo guerriero,
vivranno di nuovo nel figlio che porti ed ancora
nei figli dei figli che qui reggeranno lo scettro.
* Erik Thorvaldsson arrivò in Groenlandia nel 988,
con 14 navi (su 25 partite dall’Islanda)
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
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